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22
giu

Influsso XIX° – Fantastycare

   Posted by: Spirito Giovane    in fantasy

E’ la seconda volta che mi tocca scrivere fuori casa nell’arco di un mese esatto. E lo faccio per il Blog, che ho relativamente trascurato a causa degli esami. L’ambiente in cui scrivo è lo stesso di un mese fa: la fermata dell’autobus, dove ogni tanto aspetto la coincidenza per tornare a casa. Ed anche l’autobus è un luogo che m’ispira, nonostante le vibrazioni che mi fanno scrivere peggio dell’elfico di tolkien e la scomodità di non avere un piano orizzontale.
Sarà forse quel passare fra le soleggiate strade di campagna rinchiusi in un parallelepipedo che non ti permette neanche di sudare e ti fa tenere il caldo dentro e ti spinge a buttar fuori parole, a scriverle su di un blocco note, per compensare alla mancata sudorazione. Troppo caldo.
Come dicevo, è un bel po’ che non scrivo, sia qui che sul taccuino delle mie poesie. Un periodo felice porta a riflessioni più alte del normale: ho scoperto che più mi avvicino ad un certo equilibrio interiore ed esteriore, più mi viene semplice scrivere in prosa e le mie poesie si tingono di macchie prosastiche. Quindi è giunto il tempo di trattare un argomento quale la scrittura in prosa.

Amo scrivere; mi fa pena vedere un quaderno aperto sulla prima pagina bianca, mi viene voglia di scriverci sopra. Forse sarà colpa della cartoleria che i miei genitori possiedono che probabilmente si è acutizzata questa voglia di scarabocchiare: troppi quaderni vuoti.
Apprezzo più gli autori che i generi: preferisco il fantasy, ma ho letto con soddisfazione Moravia, Fenoglio, Tabucchi, Sepulveda e tanti altri che scrivono tutt’altro genere.
La fantascienza preferisco vederla piuttosto che leggerla, rispetto al fantasy che proprio nel cinema non si può vedere: l’unico film decente è stato ed è il Signore Degli Anelli, benché con i dovuti tagli e ritagli [decente, non perfetto, ndr].
Anche sui libri in effetti abbiamo avuto una tendenza che va sempre più verso il commerciale/banale piuttosto che preferire l’originalità. In Italia poi, non ne parliamo: pochi autori si salvano nel campo del Fantasy, benché ci siano non poche produzioni.
Troppi stereotipi e troppa voglia di narrare il Fantasy. E c’è differenza fra il narrare il Fantasy e lo scrivere Fantasy, il Fantastycare. Forse il genere risorgerà quando qualcuno inizierà a proporre originalità e sensi più ampi e profondi, risparmiandosi il narrare semplici storie ambientate in mondi fantastici. Rinascerà anche quando qualcuno si accorgerà del vero valore delle storie già pubblicate, invece di sfornare sempre più romanzi scritti in una notte, in un giorno, in un mese, in una stagione! A volte serve invece sbattere la testa, riscrivere, ricominciare, rivedere, riallineare. Soprattutto per dare vero senso alle cose che si scrivono. E serve molto molto molto tempo per scrivere, nonché la voglia per avere la giusta grinta ed originalità. Non serve sforzarsi di scrivere ogni giorno, a mio parere, se si perde poi in originalità e qualità dello scritto.

Detto ciò, eccomi a pubblicare un piccolo racconto che ho scritto appositamente per il blog. La sua realizzazione è stata prevista come una sorta di prequel di uno dei libri che ho in cantiere. Il personaggio principale sarà poi ripreso, anche se non ho ancora idea se manterrà la stessa struttura comportamentale e mentale. Di certo riutilizzerò altri elementi del racconto.
Potete vederlo come uno dei tanti capitoli che si scrivono e si escludono dai libri perché la progettazione li porta ad essere roba in più. Ed è lo specchio del mio ancora sgrezzo stile prosastico. Non avendo a disposizione avanzati strumenti di pubblicazione ho deciso di iscrivermi ad un sito dove vengono raccolti molti racconti. L’ho pubblicato lì e vi metto sotto il link per raggiungerlo. Commentatelo qui, però. Vi ringrazio.

Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele