Tags: fantasy, letteratura, libri
Archive for novembre, 2008
“L’importanza di chiamarsi Hemingway”Autore: Anthony Burgess
Traduzione: Patrizia Aluffi
Casa Editrice: Minimum Fax
Pagine: 188
Prezzo: 13 euro
“Il vecchio e il mare” è stato il primo libro che io abbia letto provando il Piacere della lettura. Ero alle medie e io e la lettura non andavamo molto d’accordo.
“Addio alle armi” è legato a un’estate di tanti anni fa. Questa volta ero alle superiori, ma la lettura ancora non mi affascinava granché. Trascorsi quattro, forse cinque pomeriggi, seduta su una sedia in terrazzo con il libro in mano, incapace di staccarmene. Finalmente io e la lettura avevamo stretto una forte amicizia, che dura tuttora.
C’è ancora uno scoglio che non riesco a superare. La lettura di un libro di racconti mi annoia. Io, piccola imbrattacarte che trascorro le mie serate cercando di scrivere qualcosa – racconti, altro non mi viene – non riesco a leggere un libro di racconti. Ma l’eccezione l’ho trovata. I “Quarantanove racconti”. Magistrali, perfetti, inimitabili.
Quanto c’è da imparare da Ernest Hemingway!
Tutto questo lungo cappello iniziale per parlare de “L’importanza di chiamarsi Hemingway” di Anthony Burgess. Se l’autore vi sembra conosciuto, forse è perché vi è capitato di leggere Arancia Meccanica, o magari avete visto il film di Zeffirelli “Gesù di Nazareth” per il quale Burgess firmò la sceneggiatura. Penso che non serva aggiungere altro.
“L’importanza di chiamarsi Hemingway” è una biografia? Sì, ma forse è un termine un po’ riduttivo per descrivere l’opera di Burgess. Non è la classica biografia in cui, in modo asettico, ti viene snocciolata la vita e le opere dell’artista. No signori. Burgess ci mette molto anche di sé. Non mancano infatti commenti, apprezzamenti e – spesso – stroncature delle opere e soprattutto del modo di vivere e di comportarsi di Hemingway. Dalla biografia di Burgess esce un Hemingway burbero, ubriacone, amante delle belle donne, soprattutto se giovani.
“Crebbe con le quattro sorelle [...] e questo avrebbe esercitato una profonda influenza sul suo comportamento con le donne. [...] Desiderava, ma non l’ebbe mai, una figlia, e si creò dei surrogati filiali con donne giovani e belle come Ava Gardner e Ingrid Bergman. Le chiamava figlie e loro dovevano chiamarlo papà; in età ancora relativamente giovane, diventò Papà Hemingway per tutti. Abbastanza fraterno e paterno, non è mai stato molto filiale.”
Parlando di Hemingway, Burgess non tralascia tutti i grossi nomi del mondo della letteratura e non, che hanno avuto un ruolo importante nella sua vita. Francis Scott Fitzgerald, Ezra Pound, James Joyce. Sentite quest’ultimo cosa pensava di Hemingway:
“È un bravo scrittore, Hemingway. Scrive di se stesso così com’è. [...] Ed è pronto a vivere la vita di cui scrive. Non l’avrebbe mai scritta se il corpo non gli avesse permesso di viverla. Ma i giganti come lui sono sinceramente modesti: dietro lo stile di Hemingway c’è molto più di quello che si crede.”
Altre parti molto interessanti de “L’importanza di chiamarsi Hemingway” sono gli aneddoti legati ai film tratti dai suoi libri. L’insofferenza di Hemingway per come, secondo lui, il cinema sconvolgesse le sue storie, ma allo stesso tempo, la grande cura che lui stesso metteva nel scegliere personalmente i protagonisti.
Nel 1954 Hemingway ricevette il Nobel per la letteratura. Non stava molto bene per recarsi personalmente a Stoccolma e così scrisse il discorso per l’ambasciatore americano, che l’avrebbe letto alla consegna del premio:
“Scrivere significa, nel migliore dei casi, una vita solitaria. Le organizzazioni per gli scrittori attenuano la solitudine dell’autore, ma dubito che servano a migliorare la sua opera. [...] Per un vero scrittore ogni libro dovrebbe essere un nuovo inizio nel quale cerca qualcosa che è impossibile da raggiungere. Dovrebbe sempre aspirare a qualcosa che non è mai stato fatto o che gli altri hanno tentato, senza riuscire. [...] Ho parlato troppo a lungo per uno scrittore. Uno scrittore dovrebbe scrivere ciò che ha da dire e non dirlo. Grazie di nuovo.”
Prendendo a prestito le parole di Hemingway, penso di aver parlato troppo. Spero comunque di aver solleticato la vostra curiosità. Se anche voi, come me, amate Hemingway, allora “L’importanza di chiamarsi Hemingway” è il libro giusto. È bello scoprire ciò che si nasconde dietro un nome come il suo.
Chiara Perseghin: ha pubblicato alcuni racconti in antologie collettive (Giulio Perrone Editore) e un eBook (Edizioni XII). Cura un Blog letterario, “Dalle prime battute”; collabora inoltre con la rivista on line “Blogtime” e con il portale Jujol.
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PREMIO “LA LUZ INTERIOR”
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Wii Music: Carmen
Una mia esibizione con Wii Music
Musica: Carmen
Sono stata invitata a partecipare a questo gioco dalla miticaBrikkiolina
http://www.brikkiolina.helloweb.eu/
Regolamento:
-Citare le persone che vi hanno nominata, col link al loro sito o blog.
-Elencare 6 cose che vi piace fare
-Coinvolgere altre sei persone
Queste sono le 6 cose che mi piace fare:
1)Abbracciare il mio delfino di vita
2)Leggere libri di storie vere e storici
3)Passeggiare per il paese con il mio bassottino(tyson)
4)Guardare i vecchi cartoni animati
5)Ascoltare musica
6)Dilettarmi con la grafica
I miei amici virtuali che desidero rendere partecipe:
LagoonEyes
veronica
Ale
flid
Lady P.
AngelicValkyrie
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Oggi 16 novembre è il compleanno di Shigeru Miyamoto, il più grande artista e genio del mondo dei videogiochi.
Four Seasons di Vivaldi diretto da me
Non so se vi capita, ma a me ogni anno: sono molto più produttivo d’inverno e d’autunno, soprattutto. Forse un retaggio Decadente di qualche tipo? Non so, ma spero di riuscire, col tempo, a produrre tanto anche in altre parti dell’anno.
#F07 – Ironia Delle Corse
Si ha più voglia di dedicarsi alle proprie cose quando non si ha tempo per le stesse. L’ironia delle corse sta nel fatto che più ti affanni per altre cose [lavoro, studio, famiglia, ecc.], più ti vien voglia di fare le tue. E se termini un impegno gravoso, soprattutto se t’ha portato via molto tempo, cadi nell’apatia e non ha voglia di far niente.
#F08 – La Notte
Certi discorsi, non so voi, ma mi escono meglio di notte: sono quelle diatribe mezzo-filosofiche, pseudo-moraliste, quasi etiche, quelle che se ascoltate comportano due conseguenze. La prima, una o più persone che pensano “ma chi è costui?” (in bene o in male). La seconda, una o più persone che pensano “ma che voglia c’ha?” (questo né in bene, né in male).
#F09 – Metacuriosità
Forse è sbagliato o forse no, la curiosità esiste e viene applicata: a volte troppo a volte troppo poco. Credo sia utile laddove generi riflessione, inutile se genera altra curiosità. Vale a mio parere la regola generale: desiderare un desiderio e non il desiderare stesso, essere curiosi di una cosa e non della curiosità stessa.
Il primo assioma della comunicazione è che non è possibile non comunicare. Il mondo che ci circonda infatti è una prova che l’abbondanza di senso – l’eccesso di cose che hanno almeno un significato – di per se comunica qualcosa: il caos. Eppure fino a poco tempo fa ero convinto che generasse soltanto un non-senso, un dis-senso su ogni cosa, che negasse ogni interpretazione che non fosse relativa. Devo rivedere la cosa, mea culpa: comunica un dissenso sul dissenso. Ovvero: anche cercando di tempestare un ente con miliardi di imput, tentando di mandarlo in tilt, questo capirà comunque che tutti i messaggi sono troppi e comprenderà che dovrà entrare in tilt. Anche se si vuole non-comunicare, in qualsiasi modo, il non-comunicare è di per se una forma di comunicazione.
#F11 – Postilla Politica
Oggi a Dieci alle Dieci, su canale Cinque, all’interno di Mattino Cinque, il giornalista Liguori parlava con il giornalista Brachino riguardo al lavoro della Magistratura: “Non è possibile che gli avvocati ed i giudici processino solo i potenti solo per fare cariera. E’ per questo che ci sono tantissimi delinquenti che stanno fuori dalle carceri: un giudice vede un imputato di reato minore, magari clandestino e decide di liberarlo perché è appunto colpevole di reato minore“. E poi venivano a criticare i blogger perché postano notizie personali o non supportate da fatti. Ma vi rendete conto della enorme fandonia che ci racconta? Prima di tutto non vedo tutti questi processi ai potenti - sapere anche a chi si riferiva sarebbe un bene. Studio Aperto le uniche informazioni che mi da riguardano reati minori, soprattutto se la pena risulta ingiusta ai famigliari delle vittime e ai giornalisti stessi. Raiuno mi ha dato una notizia sola, una volta parlando di un potente: quando disse che Travaglio era stato giudicato colpevole di diffamazione. Tra l’altro sbagliando, visto che non s’era specificato il valore di quella condanna ed il grado.
Poi Liguori annuncia che i reati ci sono perchè i giudici e gli avvocati non si preoccupano dei reati minori mentre per i reati dei soliti “potenti, i processi durano tantissimo“. Eppure io non vedo tutta questa movida di informazioni sui processi a deputati, senatori, onorevoli e altro, forse perché al tempo stesso si parla di immunità parlamentare.
Liguri però non s’accontenta. Continua commentando un titolo di un articolo del Corriere della Sera di oggi che dice “Giustizia, vertice sulla pena fuori dal carcere/Il premier media dopo il no di AN e Lega al DDL Alfano“. Quando Brachino afferma che questo DDL va un po’ contro a quello che dovrebbe essere, favorendo i potenti, Liguori lo corregge subito: “Sembra che vada in direzione opposta, ma serve proprio per condannare quei reati minori visto che in carcere ci vanno tutti, dal delinquente che ruba all’omicida. Questa riforma della giustizia serve proprio per dare sospiro alle carceri affollate“.
Ora io mi chiedo: come fanno le carceri ad essere affollate se avvocati e giudici trattano i reati minori in modo differente, liberando gli imputati? Da chi sono affollate: dai potenti? Sarà mica una rivendicazione di potere alla mafia, visto che gli unici che possono corrispondere alla frase potenti in carcere sono i boss mafiosi? Mi chiedo anche se sia più importante rende impunito un furto o un tentativo di sovversione, un omicidio fisico o uno mentale: credo che ogni reato debba essere condannato. Con diverso peso, ma uguale misura.
#F12 – Copyright & Copyleft
Ho delle mie personali idee sulla proprietà delle opere. Non so qui a soffermarmici sopra, ma da questo post ogni immagine avrà come corredo il link di sorgente ed anche l’autore, laddove sia possibile sapere chi ne è padre.
Come promesso, troverete un racconto nuovo che ho scritto in questi giorni. Avrei voluto uplodarlo in .pdf, ma non ho tempo né strumenti adatti perciò mi accontento del vecchio sito su cui avevo pubblicato quel vecchio racconto, le Menti Indivise. A chiunque voglia, tuttavia, spedirò il .pdf – molto più leggibile – tramite e-mail. E’ una prova in tutti i sensi: l’argomento è fantascentifico, il metodo di scrittura sperimentale. Spero venga apprezzato anche solo per l’idea, il concetto.
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Aggiornamento concorso letterario: ecco i vincitori.La commissione esaminatrice ha deliberato. Per ciascun concorrente ritenuto meritevole è stata pubblicata una poesia o un racconto. L’antologia è disponibile a questo indirizzo http://www.lulu.com/content/4713625 e può essere già ordinata on-line in modo semplice e sicuro.
Nuove Parole si complimenta con i vincitori e vi saluta alla prossima edizione.
Ecco i nomi di coloro che sono stati inclusi nell’antologia di NUOVE PAROLE – 5 EDIZIONE:
Poesia: Davide Rocco Colacrai – Raffaella Luisa Tondelli – Francesca Ingold – Angelica Mangano -Ilaria Moretti – Raffaele Molinari – Melania Bortolotto – Silvia Bove – Sandra Cervone – Sara Di Mare -Placida Euphorbia – Loredana Nugnes – Alessandra Rampinini – Simone Magli – Antonio Giordano -Antonella Marseglia – Paola Landi – Maria Angela Broggi – Ines Raisa Fortunato – Tommaso Milani -Marcello De Santis – Giulia Castelli – Valentina Adiutori – Elio Fimiani – Nicola Ricchitelli – Roberta Nuvoli -Marcella Ferraro.
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