Continua la corrispondenza con Anèmbar, il libraio di Senfe. Questa volta a rispondere e’ Minsk, un vecchio bibliotecario che compare nel secondo capitolo della storia di Kolos…
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In questo articolo vorrei evidenziare alcune somiglianze tra il figlio del Dio Cristiano conosciuto col nome di Gesù e altre divinità precedenti alla nascita del Cristo.
GESU’ CRISTO
Come tutti sanno Gesù nacque a Betlemme o forse Nazareth, figlio di Maria che fù poi dichiarata vergine e Giuseppe, anche se poi Gesù dichiarò di essere figlio di Dio. Divenne un predicatore negli ultimi anni della sua vita nella zona della Giudea. Viene riconosciuto come Messia dalla religione cristiana così come vuole la tradizione ebraica. Durante la sua predicazione fece molti proseliti, compì alcuni miracoli, guarì ammalati e resuscitò morti. Venne ucciso dalle autorità romane per volere degli ebrei, dopo tre giorni risorse e andò in cielo di fianco al padre. Il suo nome reale nonostante tutti lo chiamino Gesù era Yehòshua ben Yòseph un ebreo che fù tale per tutta la sua vita.
OSIRIDE
Dio egiziano della morte e dell’oltretomba.
Venne messo in relazione con Seker e Ptah formando la trinità Seker-Ptah-Osiride.
Fù ucciso e risorse grazie alle sue sorelle.
Quando la lotta tra il bene e il male sarà terminata e il bene trionferà Osiride tornerà a governare sui vivi.
MITRA
Il Dio Mitra appartiene all’induismo e alla religione persiana e nasce nel 1200 a.c.
Nella religione Zoroastista diventa il rappresentante di Ahura-Mazda sulla terra, incaricato di proteggere il popolo dalle forze del male e portare le anime in paradiso (il paradiso è un concetto e una parola di origine persiana).
Mitra divenne anche un Dio ellenico e indicato come il figlio di Anahita, immacolata vergine madre, la sua nascita era celebrata durante il solstizio d’inverno (tra il 21 e il 25 dicembre).
Molti imperatori romani accolsero il culto del Dio Mitra come religione ufficiale di stato.
DIONISO
Dio ellenico delle piante, della terra e della natura.
La sua nascita viene attribuita all’unione di Zeus e la mortale Semele figlia del Re di Tebe.
ERCOLE
Ercole, uno dei miti religiosi dell’occidente, nacque dall’unione del Dio Giove e la mortale Alcmena.
Nella sua vita terrena compì numerosi prodigi, compresa una discesa all’inferno.
Dopo la sua morte salì in cielo per sedere alla destra del padre.
FARAONI EGIZIANI
In egitto si è sempre sostenuto che i faraoni fossero figli deli Dio Ra, e che il loro concepimento avvenisse grazie ad una forza spirituale di nome Ka.
I faraoni che rappresentano il Dio Horus sulla terra hanno dei sacerdoti per eseguire i riti religiosi.
QUETZALCOATL
Dio-serpente della mitologia azteca, nonostante questa religione sia antecedente a quella cristiana è stata scoperta ovviamente dopo la scoperta dell’america, sono però curiose un paio di cose.
Quetzalcoalt nacque da una vergine, la dea Coatlicue.
Nella contemplazione del ciclo dei mondi, presente in molte culture americane, i mondi precedenti al nostro furono distrutti dal diluvio.
CONCLUSIONE
Non credo serva dare spiegazioni in merito, le persone con un minimo di intelligenza sono in grado di vedere e leggere le similitudini, tenendo sempre presente che tutti questi personaggi mitologici sono antecedenti alla nascita di Gesù.
Tags: fantasy, letteratura, libri
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Spirito Giovane a.k.a. Daniele
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Il calendario giuliano, adottato da Giulio Cesare nel 46a.c. non era molto preciso. Adottava un anno lungo 365,25 giorni, ma la durata dell’anno si avvicinava di più ai 365,2422 giorni.
Se l’anno fosse durato esattamente 365,25 giorni, quel quarto di giorno in più si sarebbe potuto sistemare aggiungendo un giorno in più ogni 4 anni. Allora ogni quattro anni l’anno sarebbe stato lungo 366 giorni (anno bisestile), e nel giro di 400 anni ci sarebbero stati 100 anni bisestili.
Un anno di 365,2422 giorni è lungo circa 365 e 97/400. Questo significa che ci dovrebbero essere soltanto 97 anni bisestili ogni 400 anni, e non 100.
Con il calendario giuliano venivano aggiunti 3 giorni di troppo ogni 400 anni, e l’equinozio di primavera cadeva sempre prima. Se quando era stato stabilito il calendario giuliano l’equinozio di primavera era il 21 marzo, allora nel 1582 sarebbe caduto l’11 marzo, 10 giorni prima.
La chiesa era estremamente coinvolta in questa faccenda, perchè le festività religiose dipendevano dal calendario, e se questo lento spostamento continuava, con il passar del tempo
Pasqua sarebbe giunta in inverno, e Natale in autunno.
Nel 1582 la Chiesa trovava che la situazione fosse intollerabile.
L’astronomo bavarese Christoph Clavius (1537-1612) elaborò il progetto di un calendario più preciso, e papa Gregorio XIII lo adottò.
Il 4 ottobre 1582 vennero saltati 10 giorni, e il giorno successivo fù il 15 ottobre. Da allora in poi, qualunque anno finisse in 00 ma non fosse divisibile per 400, non era un anno bisestile.
Perciò 1600 era un anno bisestile, ma 1700, 1800 e 1900 non lo erano. Tuttavia, il 2000 è stato un anno bisestile, e non lo saranno 2100, 2200 e 2300. In tal modo si ottengono soltanto 97 anni bisestili ogni 400 anni.
L’Europa cattolica adottò quasi immediatamente il calendario gregoriano. I nuovi stati protestanti furono più riluttanti, dato che preferivano essere in disaccordo con il sole, piuttosto che essere daccordo con il papa. La Gran Bretagna non adottò il nuovo calendario per 2 secoli; la Russia per tre secoli e mezzo.
Tags: fantasy, letteratura, libri
Mercoledi’ 3 dicembre 2008 il blog Il Libraio di Kolos ha compiuto un anno! Come al solito, si festeggia con un po’ di ritardo (ma meglio tardi che mai, no?).
Ne sono successe di cose dall’inizio di…
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Dobbiamo distinguere il tipo di pericolosità degli animali velenosi, la prima riguarda la potenza del veleno, la seconda quanto è pericoloso un animale.

LA POTENZA DEL VELENO
Per determinare quanto è potente un veleno si utilizza la tabella LD50, questa tabella la si ottiene determinando la tossicità del veleno su ratti, topi, mosche e su linee e culture cellulari, si fà una media, se ne desume un trend e si ottiene una carta di identità della sostanza.
Il valore LD50 è riferito alla dose mortale per il 50% delle persone che hanno ricevuto l’inoculazione del veleno sottocute,
il valore è riferito ad un milligrammo di veleno ogni chilogrammo, ad esempio la Vedova Nera ha un LD50 di 0,9mg/Kg quindi per uccidere un uomo di 80Kg dovrà inoculare 72mg di veleno.
Ovviamente il comportamento del veleno sarà leggermente differente che se fosse testato sull’uomo, però i ratti sono abbastanza simili per enzimi e proteine a uomo e primati.
Ad ogni buonconto la tabella LD50 mostra una buona approssimazione di tossicità dei veleni. Dopo una lunga e difficile ricerca ecco la tabella completa, comprendente nome animale, nome scientifico, valore LD50 (mg/Kg) e area geografica di residenza dell’animale.
Anemoni Palythoa (Palythoa toxica) 0,0004mg/Kg (Coste coralline Pacifico e caraibi)
Rana dorata (Phyllobates terribilis) 0,002mg/Kg (Sudamerica)
Vespa di Mare (Chironex fleckeri) 0,004mg/Kg (Oceania)
Polpo ad anelli blu (Hapalochlaena lunulata) 0,004mg/Kg (Asia)
Taipan dell’interno (Oxyuranus microlepidotus) 0,025mg/Kg (Australia)
Olive sea snake (Aipysurus laevis) 0,0264mg/Kg (Australia)
Eastern brown snake (Pseudonaja textilis) 0,036mg/Kg (Australia)
Duboisi’s sea snake (Aipysurus duboisi) 0,044mg/Kg (Australia)
Hooded pitohui (Pitohui dichrous) 0,05mg/Kg (Sudamerica)
Yellow bellied sea snake (Pelamis platurus) 0,067mg/Kg (Australia)
Horned sea snake (Acalyptophis peroni) 0,079mg/Kg (Australia)
Taipan della costa (Oxyuranus scutellatus) 0,106mg/Kg (Australia)
Banded krait (Bungarus multicinctus) 0,108mg/Kg (Asia)
Black banded sea snake (Hydrophis melanosoma) 0,111mg/Kg (Australia)
Beaked sea snake (enhydrina schistosa) 0,112mg/Kg (Australia)
Congo water cobra (Boulangeria christy) 0,12mg/Kg (Africa)
Peninsula tiger snake (Notechis a. niger) 0,131mg/Kg (Australia)
Phoneutria (Phoneutria negriventer) 0,134mg/Kg (Sudamerica)
Phoneutria fera (Phoneutria fera) 0,135mg/Kg (Sudamerica)
Banded water cobra (Boulengeria annulata) 0,143mg/Kg (Australia)
Saw scaled viper (Echis carinatus) 0,151mg/Kg (Asia-Africa)
Australian funnyweb (Atrax robustus) 0,16mg/Kg (Australia)
Collared sea snake (Hydrophis stricticollis) o,164mg/Kg (Asia)
Olive headed sea snake (Hydrophis major) 0,193mg/Kg (Australia)
Western tiger snake (Notechis a. occidentalis) 0,194mg/Kg (Australia)
Ragno topo (Missulena occatoria) 0,2mg/Kg (Australia)
Tiger rattlesnake (Crotalus tigris) 0,21mg/Kg (America del nord)
Mainland tiger snake (Notechis scutulatus) 0,214mg/Kg (Australia)
Elegant sea snake (Hydrophis elegans) 0,26mg/Kg (Australia)
Broad banded sea krait (Laticauda semifasciata) 0,273mg/Kg (Australia)
Pesce scorpione (Pterois volitans) 0,28mg/Kg (Asia-Australia)
Cobra cinese (Naja atra) 0,29mg/Kg (Asia)
Scorpione giallo (Leiurus quinquestriatus) 0,3mg/Kg (Africa)
Mamba nero (Dendroaspis polylepis) 0,32mg/Kg (Africa)
Chapel island tiger snake (Notechis a. serventyi) 0,338mg/Kg (Australia)
Duadin’s sea snake (Hydrophis nigrocinctus) 0,343mg/Kg (Asia)
Indian krait (Bungarus caeruleus) 0,365mg/Kg (Asia)
Desert cobra (Walterinnesia aegyptia) 0,4mg/Kg (Africa)
Banded sea krait (Laticauda colubrina) 0,435mg/Kg (Asia)
Cobra indiano (Naja naja) 0,45mg/Kg (Asia)
Annulated sea snake (Hydrophis cyanocinctus) 0,464mg/Kg (Asia)
Western brown snake (Pseudonaja nuchalis) 0,473mg/Kg (Australia)
Eyelash sea snake (Acalyptophis antarticus) 0,5mg/Kg (Australia)
Lowland copperhead (Austrelaps superbus) 0,5mg/Kg (Australia)
Hardwiche’s sea snake (Lapemis hardwichi) 0,541mg/Kg (Asia)
Dugite (Pseudanaja affinis) 0,66mg/Kg (Australia)
Mamba verde dell’ovest (Dendroaspis viridis) 0,7mg/Kg (Africa)
Cape cobra (Naja nivea) 0,72mg/Kg (Asia)
Vipera di Russel (Daboia russelii russelii) 0,75mg/Kg (Asia)
Caravella portoghese (Physalia physalis) 0,8mg/Kg (Australia-Europa)
Pesce pietra (Synanceia verrucosa) 0,8mg/Kg (Barriere coralline)
Vedova nera (Latrodectus hesperus) 0,9mg/Kg (Sudamerica)
Mamba di Jameson (Dendroaspis jamesoni) 1mg/Kg (Africa)
Brazilian yellow scorpion (Tityus serrulatus) 1mg/Kg (Sudamerica)
Papuan black snake (Pseudechis papuanus) 1,09mg/Kg (Australia)
Arizona bark scorpion (Centruroides exilicauda) 1,12mg/Kg (America del nord)
Cobra egiziano (Naja haje) 1,15mg/Kg (Africa)
Serpente corallo (Micrurus fulvius) 1,3mg/Kg (America del nord)
Stephen’s banded snake (Hoplocephalus stephensi) 1,36mg/Kg (Australia)
Cobra reale (Ophiophagus hannah) 1,7mg/Kg (Asia)
Mulga snake (Pseudechis australis) 1,94mg/Kg (Australia)
Red bellied black snake (Pseudechis porphyriacus) 2mg/Kg (Australia)
Spotted black snake (Pseudechis guttatus) 2,13mg/Kg (Australia)
Collet’s snake (Pseudechis colletti) 2,38mg/Kg (Australia)
Rinkhals (Hemachatus haemachatus) 2,65mg/Kg (Africa)
Small eyed snake (Cryptophis nigrescens) 2,67mg/Kg (Australia)
Mostro di Gila (Gila heloderma suspectum) 2,8mg/Kg (America del Nord)
Mexican west coast rattlesnake (Crotalus basiliscus) 2,8mg/Kg (America del Nord)
Mamba verde dell’est (Dendroaspis angusticeps) 3,05mg/Kg (Africa)
Timber rattlesnake (Crotalus horridus horridus) 3,1mg/Kg (America del Nord)
Banded krait (Bungarus fasciata) 3,6mg/Kg (Asia)
Vipera iraniana (Vipera latifi) 4,61mg/Kg (Asia)
Wagler’s viper (Tropidolaemus wagleri) 6,19mg/Kg (Asia)
Vipera del medioriente (Vipera bornmuelleri) 6,25mg/Kg (Asia)
Adder (Vipera berus) 6,45mg/Kg (Europa)
Long-nosed viper (Vipera ammodytes) 6,59mg/Kg (Europa)
Jararaca (Bothrops jararaca) 7mg/Kg (Sudamerica)
Tarantola (Theraphosidae) 8mg/Kg (America-Europa)
Indian green tree viper (Trimeresurus gramineus) 8,6mg/Kg (Asia)
Sharp nosed pit viper (Deinagkistrodon acutus) 9,2mg/Kg (Asia)
Vipera della palestina (Vipera palaestinae) 9,4mg/Kg (Asia)
Rattlesnake e. (Crotalus exul) 9,92mg/Kg (America del Nord)
Vipera del Gabon (Bitis gabonica) 12,5mg/Kg (Africa)
White lipped tree viper (Trimeresurus albolabris) 12,75mg/Kg (Asia)
Jararacussu (Bothrops jararacussu) 13mg/Kg (Sudamerica)
Mexican blotched rattlesnake (Crotalus polysticus) 13,3mg/Kg (America del Nord)
Jararaca pintada (Bothrops neuwiedi) 14,2mg/Kg (Sudamerica)
Eastern diamondback rattlesnake (Crotalus adamanteus) 14,6mg/Kg (America del Nord)
Night adder (Causus rhombeatus) 15mg/Kg (Africa)
Sahara horned viper (Cerastes cerastes) 15mg/Kg (Africa)
Western diamondback rattlesnake (Crotalus atrox) 18,5(America del Nord)
Mamushi (Gloydius blomhoffi) 20mg/Kg (Asia)
Barba amarilla (Bothrops atrox) 22mg/Kg (Sudamerica)
Malayan pit viper (Calloselasma rhodostoma) 23,4mg/Kg (Asia)
Rock rattlesnake (Crotalus lepidus klauberi) 23,95mg/Kg (America del Nord)
Red pygmy rattlesnake (Sistrurus miliarus barbouri) 24,3mg/Kg (America del Nord)
Turtle headed sea snake (Emydocephalus annulatus) 25mg/Kg (Asia)
Testa di rame (Agkistrodon contortix) 25,6mg/Kg (America del Nord)
Mocassino acquatico (Agkistrodon piscovorus) 25,8mg/Kg (America del Nord)
Eyelash viper (Bothriechis schlegeli) 33,2mg/Kg (Sudamerica)
Bushmaster (Lachesis muta) 36,9mg/Kg (Sudamerica)
Legenda:
PERICOLOSITA’ DELL’ANIMALE
Determinare quanto è pericoloso un animale velenoso per l’uomo non è semplice in quanto si deve tenere conto di molti parametri.
Si deve tenere conto di:
In base a tutti questi parametri, ed a dati provvenienti dai vari continenti, relativi alle morti da avvelenamento la classifica finale è questa:
La vittoria della Vipera rostrata squamata (Saw scaled viper che sopra trovate al 21° posto) è dovuta alla sua larga diffusione in due continenti densamente abitati, alla grande aggressività e alla difficoltà di reperire il vaccino velocemente. Lo stesso vale per lo Scorpione giallo.
La Vespa di Mare largamente diffusa nei mari australiani provoca molte morti per la concomitanza della sua alta velenosità e il fattore acqua, provocando praticamente il 100% dei morti che ne vengono a contatto, nonostante abbia un’aggressività pressoche nulla.
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…ne rimarrà soltanto uno!
Ciao amici,
questo è un invito per la prima Adunanza di scrittura creativa per siti che si occupano di lette-ratura.
Lo spirito del gioco si ispira al mitico Highlander, dove gli immortali si scontrano tutti contro tutti finché non ne rimarrà soltanto uno, che avrà come premio la Mortalità.
L’Adunanza è un concorso gratuito, senza grandi premi e volto al componimento di un racconto scritto a più mani, in italiano, a tema libero, della lunghezza compresa tra le 50.000 e le 150.000 battute (spazi inclusi). A partecipare saranno le squadre dei siti web invitati, formate esclusivamente dai propri utenti. Le squadre così composte potranno scegliere il nome che preferiscono, ogni sito può presentare un numero illimitato di squadre. Il presente invito è girabile a tutti gli altri siti letterari che ritenete possano apprezzare questa iniziativa. Noi abbiamo iniziato col contattare i siti che conosciamo di più, ovviamente non possiamo conoscerli tutti quindi confidiamo nei vostri messaggeri. Più siamo, più sarà divertente misurarsi!
Per evitare possibili imbarazzi da parte di autori che frequentano più siti, stabiliamo che un autore può essere presente in più squadre.
La novità di questo concorso sperimentale sta nel fatto che ogni squadra valuterà le opere di tutte le altre, in modo anonimo. Un’altra novità è che ogni squadra è invitata a usare, per scrivere la propria opera, un programma online per la scrittura collettiva di testi a più mani. A tal proposito BraviAutori metterà a disposizione StoryMaker, creato e sviluppato appositamente per questo scopo. Ogni squadra, dunque, aprirà un proprio progetto su StoryMaker, lo renderà privato e visibile esclusivamente dai suoi partecipanti. StoryMaker, se vogliamo, sarà visto come il campo di battaglia, dove ogni progetto letterario sarà un castello da conquistare.
BraviAutori, per permettere l’uso di StoryMaker ai partecipanti, omaggerà gli stessi di un abbonamento semestrale che consentirà ai singoli autori di fare pratica col programma, e ai capisquadra di preparare una giusta strategia e un compatto affiatamento sul campo.
E’ comunque possibile rivolgersi al responsabile di braviautori.it e ai suoi collaboratori per ottenere assistenza e informazioni circa un sistema che, a primo impatto, può sembrare macchinoso e complesso, ma che scoprirete essere potente e dinamico. E poi questa fase, per i programmatori di braviautori.it, può diventare un’efficace test su strada dell’applicazione, soggetta a sicuri e continui miglioramenti.
Scadenza concorso
Se ci sarà un numero sufficiente di partecipanti, diciamo 7, si darà il via alla gara, la quale terminerà quando tutte le squadre avranno creato e consegnato il documento finale della loro opera, e comunque non oltre il 30 aprile 2009. Nuove squadre potranno aggiungersi durante lo svolgimento del concorso, ma entro il 10 aprile 2009.
Alla pagina www.braviautori.com/adunanza ci sarà l’elenco aggiornato di tutte le squadre parte-cipanti e alla stessa pagina troverete i link che vi porteranno alla sezione del forum dedicata all’A-dunanza dove i duellanti potranno conoscersi, chiedere informazioni e, perché no, stringere alleanze segrete.
Valutazione opere
I lavori non recheranno alcuna indicazione circa la paternità, e quindi sarà uno scontro anonimo. Ogni squadra partecipante all’Adunanza leggerà e valuterà i lavori di tutti gli altri partecipanti, nelle modalità che riterrà più pratiche e opportune. Tutti i voti e le valutazioni confluiranno ai responsabili del concorso. I responsabili (Massimo Baglione e Alessandro Napolitano) si impegnano, ovviamente, a mantenere l’anonimato delle valutazioni ricevute.
Anche BraviAutori.it presenterà una propria squadra e siamo certi che questo sistema di valutazione terrà lontano qualsiasi sospetto di favoritismi, proprio perché tutti valuteranno tutti. Ci pare ovvio supporre, tuttavia, che ci si possa aspettare una fuga di notizie dovuta alle conoscenze che ognuno dei partecipanti può avere all’interno di tutti i siti partecipanti, soprattutto considerando gli utenti che frequentano più di un sito letterario (il che è anche una cosa buona e giusta). Ci meraviglieremmo del contrario, quindi ci affidiamo allo spirito d’onore e di cavalleria letteraria che ognuno ha in sé e che deve governare l’intera manifestazione.
Le valutazioni finali saranno messe a confronto e saranno pubblicate nel sito dell’Adunanza in modo altrettanto anonimo. Vince l’Adunanza chi ottiene maggior voti e commenti positivi.
In caso di parità tireremo una monetina, o ci affideremo al Lotto.
Premi in palio
Questa prima edizione dell’Adunanza è ancora tutta in fase embrionale e quindi non sono previsti grandi premi, anche se non è escluso di trovare, nel frattempo, sponsor generosi che ci vogliano sostenere. Vogliate quindi godervi il lato puramente ludico e goliardico di questa iniziativa. Per ora, i premi in palio per gli autori del progetto vincitore saranno:
- se si farà una pubblicazione cartacea dell’opera vincitrice, ci sarà una copia omaggio a tutti i partecipanti attivi;
- pubblicazione sia online che cartacea sulla rivista Nugae;
- un ulteriore abbonamento annuale su braviautori.it;
Modalità di partecipazione
Se l’idea vi piace (ma anche se no
), iscrivetevi al portale www.braviautori.it. StoryMaker è accessibile anche agli utenti non registrati, ma per poterlo usare occorre la registrazione che, come per tutte le fasi dell’Adunanza, è gratuita. Una volta registrati, entrate nel vostro profilo e autopromuovetevi da “Utente” ad “Autore”. A quel punto potete entrare in StoryMaker e provarlo con i vari progetti pubblici già aperti. Per esempio, potete fare tutti gli esperimenti che volete nel progetto “Progetto di prova per prove”. Provate a inserire nuovi capitoli, modificare quelli esistenti, aggiungere entità e tutto il resto.
Una nota importante: se vi iscrivete nel portale, sarete iscritti automaticamente anche nel suo forum, ma purtroppo non funziona il contrario. Cioè, se vi iscrivete solo nel forum, dovrete ripetere la registrazione anche nel portale.
Quando la vostra squadra avrà preso familiarità con il programma StoryMaker, scrivete una e-mail o un messaggio privato all’amministratore (Massimo Baglione) per presentarvi come partecipanti all’Adunanza 2009.
Parteciperete o resterete tra il pubblico ai bordi dell’arena?
I diritti d’autore di ogni opera resteranno di proprietà della squadra di autori che vi hanno colla-borato.
Forza scrittori, fatevi sotto! Vi aspettiamo!
Per info:
www.braviautori.it
info@braviautori.com
Una delle ragioni dietro la nascita della Barca dei Gamberi è stata l’insoddisfazione mia e del resto dell’equipaggio riguardo le recensioni librarie che si possono trovare in Rete e non. In particolare le recensioni che parlano di narrativa fantastica sono un disastro: se ne trovano poche, scritte da cani, inutili, e più spesso che non ipocrite e disoneste. Non sempre, certo, si possono incontrare anche ottime recensioni, ma sono rare.
Penso dipenda dal fatto che ognuno vede le recensioni a modo suo. Un po’ lo stesso problema che affligge la narrativa: ognuno insegue la sua presunta Arte come gli pare e piace, fregandosene se quello che sta scrivendo sia utile, interessante e divertente anche per il prossimo. Il che è un atteggiamento legittimo, ma non aiuta chi sta cercando invece proprio l’utile, l’interessante e il divertente.
Per questo voglio proporre una serie di linee guida rispetto allo scrivere recensioni. Probabilmente non verranno prese in considerazione da nessuno, se non da me stessa e dalla Barca dei Gamberi, ma non si sa mai, tentar non nuoce.
I: Lo scopo di una recensione.
Lo scopo di una recensione libraria dev’essere offrire al lettore un parere chiaro e inequivocabile rispetto al valore del romanzo preso in esame. Questo può essere ottenuto con poche o tante parole, con un esplicito giudizio numerico o lasciando che siano discorsi più articolati a esprimere il parere del recensore, non ha importanza, l’importante è che alla fine il lettore deve sapere se spendere 18 euro per comprare il tal romanzo o no; se vale la pena perdere 10 o 20 ore per leggerlo.
Ci possono essere mille distinguo e precisazioni – del tipo che magari il romanzo può piacere agli appassionati di Elfi ma comunque non vale 20 euro e dunque è un affare solo se scaricato gratis da emule – ma il recensore non può e non deve sfuggire dall’esprimere il suo giudizio. Deve prendersi la responsabilità di dire: vale la pena leggerlo, non vale la pena leggerlo.
Può sembrare un’ovvietà ma non lo è. Ci sono quintali di recensioni che parlano di tutto e di più e poi i commenti dei lettori sono di questo tenore: “…sì, d’accordo, ma non solo non ho capito se il romanzo mi potrebbe piacere, ma non ho neanche capito se è piaciuto al tizio che l’ha recensito!” Ecco, recensioni così sono da buttar via.
Bisogna essere espliciti e prendere posizione. Perché, in generale, non ci sono vie di mezzo, non puoi presentarti alla cassa in libreria e discutere del più e del meno e dei Massimi Sistemi della Natura: o paghi i 18 euro o non li paghi.
Questo non vieta che si possa parlare di romanzi senza esprimere un parere netto, solo non sono recensioni e il lettore ne dovrebbe essere consapevole.

Sex for the eyes. Your art is like sex for the eyes
II: Una recensione deve essere obbiettiva.
Questo significa che il recensore deve rendere noti (al limite nella recensione stessa) i criteri che intende adottare, e a quelli attenersi. Deve attenersi a quei criteri indipendentemente da quale romanzo prenda in considerazione, chi sia l’autore, la casa editrice o qualunque altro fattore esterno. Inoltre i criteri devono essere consistenti da recensione a recensione.
Un esempio: qualche tempo fa, cercando altro, mi sono imbattuta in un sito di recensioni filmiche “cattoliche”. Il criterio di valutazione del sito era basato sul verificare quanto i film presi in esame fossero in accordo con la dottrina della Chiesa Cattolica. È un sito obbiettivo? Sì, perché i criteri adottati sono espressi in maniera esplicita e applicati a ogni film. È un sito dal quale prenderò consigli? No, perché i criteri non mi paiono adeguati.
Uno dei criteri adottati dalla Barca dei Gamberi è per esempio l’accuratezza dell’ambientazione. Un altro è l’originalità. Altri sono illustrati nell’articolo Riassunto delle Puntate Precedenti. Non pretendo che nessun altro adotti i nostri stessi criteri, ma una scelta dev’essere compiuta. Il criterio: come gira la Luna al recensore mentre scrive la recensione, non è un criterio accettabile.
Una scelta a priori dei criteri è anche l’unica possibilità per il lettore di poter verificare l’attendibilità della recensione. Dato il romanzo, o al limite estratti dello stesso, e dati i criteri ognuno può controllare se quello che il recensore scrive sia obbiettivo o no.
Sempre in quest’ottica di obbiettività, io considero più interessanti i criteri basati sul testo piuttosto che quelli basati sull’interpretazione dello stesso. Mi spiego meglio: mettiamo che uno adotti un criterio “politico”, per cui un romanzo è buono se aderisce a certe idee e brutto se fa riferimento a idee diverse. Di per sé può essere un criterio valido, ma poi il nostro recensore prende in mano il classico di Heinlein Fanteria dello Spazio. Dice che è un brutto romanzo perché è un romanzo “fascista”. Solo che, come ovvio, nel testo da nessuna parte c’è scritto che si tratta di un romanzo fascista: quella è un’interpretazione. Sarà vera? Forse sì, forse no, in quanto interpretazione è soggettiva: diventa difficile stabilire se il recensore sia stato sul serio obbiettivo.
Invece stabilire se un romanzo è originale o no non è così complesso (basta guardare i precedenti) e neppure è complicato accertare la verosimiglianza o verificare la coerenza interna.
Rimanendo attinenti al testo si può dire molto su un romanzo, e dire un molto oggettivo, senza entrare nel pantano delle interpretazioni. Rimanendo legati al testo si possono fare affermazioni che sono vere in sé, e secondo me queste affermazioni sono le più interessanti, perché sono vere per tutti. Non sto più offrendo un servizio solo a chi condivide la mia filosofia (come può essere con il sito di recensioni “cattoliche”), ma sto offrendo un servizio a tutti.
Va da sé che i criteri per me perdono ogni validità quando vanno oltre il testo e l’interpretazione. Per me non ha alcun senso dire che un romanzo è bello o brutto perché l’ha scritto un autore piuttosto che un altro. O magari perché ha venduto tanto o poco, o perché ne hanno tratto un film o un videogioco. O perché aiuta l’economia favorendo la vendita di segnalibri. I criteri devono essere legati alle parole del romanzo, non a quello che ci gira intorno.
III: Quando la recensione non è obbiettiva bisogna segnalarlo.
Oltre ai criteri obbiettivi esiste anche un parere personale del recensore. Il recensore deve chiarire quando sta uscendo dai criteri per addentrarsi nelle opinioni. Se un romanzo ha sessanta pagine di fila di inforigurgito, è un oggettivo errore (secondo i criteri adottati), e come tale lo si deve rimarcare. Poi si può aggiungere che le sessanta pagine, pur non muovendo in avanti la storia di un niente, contengono però – secondo il personale parere del recensore – delle informazioni interessanti e dunque il recensore medesimo non si è annoiato.
In altri termini, i “secondo me”, “per me”, i “penso” e “credo” vanno riservati per quando è davvero così. Finché si seguono i propri dichiarati criteri non è opinione, è affermazione.

Hungry?. I would like to have you for dinner
IV: Il recensore deve poter applicare i propri criteri.
Sembra scontato, ma non lo è. Torniamo al sito di recensioni “cattoliche”: chi scrive su quel sito, deve conoscere a menadito tutti i testi sacri, il Catechismo e ogni altro rilevante documento. Non può inventarsi il cattolicesimo come gli pare, altrimenti i criteri adottati in realtà non corrispondono a quelli esposti.
Se io adotto come criterio l’originalità, devo conoscere a sufficienza il genere per poter appunto affermare che il tal testo è originale o no. Se io dico: “nel fantasy è importante l’originalità! finora ho letto di fantasy, uh… Il Signore degli Anelli e tutti i romanzi di Licia!” è ovvio che non potrò davvero applicare quel criterio come i miei lettori si aspettano.
Se penso che la verosimiglianza in un romanzo (pseudo)storico sia importante, e il romanzo parla di un’epoca che non conosco o conosco poco, prima di scrivere la recensione devo documentarmi. E capisco benissimo possa suonare esagerato, in fondo spesso se ne fregano gli stessi autori, ma i criteri li ho scelti io. Se non si può scrivere una recensione applicando i propri stessi criteri… be’, non la si scrive.
In alternativa si può confessare al lettore che il tal particolare non è stato verificato o si è ignoranti di quell’altro fatto. Finché sono questioni marginali può passare, ma se sto recensendo un romanzo dove la guerra ha un ruolo fondamentale e non ne so niente, è inutile confessarlo: non devo proprio scrivere la recensione di quel romanzo.
Tutti pensano di essere più o meno geniali e di avere opinioni originali e interessanti: non è vero. Veri geni esclusi (e se state leggendo queste righe geni non lo siete, altrimenti sareste a gegnalare da qualche altra parte), quando qualcuno scrive di un argomento è tanto più interessante quanto più è documentato e preparato. Perciò è inutile cianciare di ciò che non si conosce: si perde tempo e lo si fa perdere al prossimo.

In case of Fire. In case of fire, use fire extinguisher!
V: Bisogna essere semplici, precisi e inequivocabili.
La semplicità di linguaggio è necessaria dato che ci si sta rivolgendo a un pubblico di appassionati ma non necessariamente di “addetti ai lavori”.
Come già ribadito si sta cercando di scrivere recensioni obbiettive, dove le affermazioni sono veritiere in quanto aderenti al testo da una parte e ai criteri scelti dall’altra e non perché espresse da Nicoletta o Luisa. Dunque usare paroloni su paroloni per sembrare più “intelligenti”(sic) non serve a niente, se non a infastidire il lettore.
La precisione è di vitale importanza. La precisione impone da un lato di usare un lessico appropriato, dall’altro di esprimere concetti il meno generici possibile.
Le due cose sono strettamente legate fra loro; per esempio, a me è capitato di leggere infinite volte nelle recensioni frasi di questo tipo: “questo è un romanzo coraggioso”, oppure “questo è un romanzo profondo” o aggettivi simili. Qual è il problema con affermazioni del genere?
Lo stesso dicasi per “profondo”, “importante”, “scomodo” e così via. Meno grave è quando l’affermazione non è ambigua ma rimane generica: “questo è un romanzo noioso”, o il classico “questo è un romanzo bello/brutto”. Detto così non vuol dir niente, il recensore deve illustrare perché quel “noioso” è applicabile in quel caso particolare.
“La Setta degli Assassini è un romanzo noioso”. Questa è un’affermazione che può essere vera o falsa, ma di per sé ha valore minimo, comunica al lettore poco o niente.
“Ne La Setta degli Assassini la protagonista piange ogni poche pagine: che noia!”. Questa invece è un’affermazione specifica e dunque comunica al lettore molto di più. Inoltre questa è un’affermazione verificabile: volendo ognuno può controllare se sia vero o no che la protagonista piange ogni poche pagine.
Lo stesso vale per lo stile di scrittura. Quante volte si leggono espressioni del tipo che il tal autore ha una scrittura “fresca”, o “vivace”, o “in punta di penna”(sic) o simili. Ma che vuol dire? NIENTE. È come con i libri coraggiosi, sono ambigue frasi fatte. È vero che spesso è difficile definire uno stile, e può essere conveniente usare un aggettivo generico, però almeno il recensore deve aver ben chiaro il perché ha usato proprio quell’aggettivo. Se dico che lo stile è “trasparente”, devo poterlo dimostrare testo alla mano, anche se magari nella particolare recensione non è così importante inserire le appropriate citazioni.
Infine l’essere inequivocabili. In parte è compreso nella precisione, in parte significa che non bisogna contraddirsi (d’oh!). Non si può dire: “il romanzo è avvincente e noioso.” Troppo ovvio? Allora questo, preso da una recensione “vera”: “[...] vengono in mente Agota Kristof e Magda Szabò, ma sono paragoni che non reggono.” Se sono paragoni che non reggono non ha senso farli…
Essere inequivocabili implica anche evitare tutte le espressioni non quantificabili, tutti i “piuttosto”, “quasi”, “si potrebbe dire che”, “in un certo senso”: non bisogna scrivere “quasi rosso”, bisogna scrivere “arancione”, non “piuttosto in carne” ma “grasso”, non “in un certo senso è come fosse un vampiro” ma “è uno gnokko”.
VI: Bisogna entrare in argomento.
Bisogna spiegare di cosa parla il libro; è necessario fornire la trama del romanzo. Spesso i recensori si lasciano trascinare in una sorta di delirio, per cui un romanzo affronta Argomenti Decisivi, pone l’Uomo di fronte ad interrogativi Fondamentali, è una pietra miliare nella storia della Letteratura e quant’altro e si “dimenticano” di dire di cosa diavolo parla il romanzo.
Per un sacco di gente, me compresa, l’argomento è importantissimo. I marziani invadono la Terra? Una ragazza dai capelli blu ammazza gente a destra e a manca con uno spadone? Una compagnia di Elfi debosciati deve salvare una principessa? Io lo voglio sapere!
Il recensore deve perciò raccontare quale sia la trama, con due avvertenze: se si è colti da attacco di pigrizia e si decide di scopiazzare la trama dalla quarta di copertina o da qualche comunicato stampa della casa editrice, è bene accertarsi che la trama sia quella giusta, spesso non è così; se si è in dubbio se svelare o no certi particolari, si possono sempre usare gli “spoiler”, sul web è facile mascherarli come si preferisce.
Entrare in argomento significa anche rimanere attinenti al testo. Dimostrare le proprie affermazioni con citazioni adeguate. Un sacco di romanzi arrivano in libreria senza che il lettore abbia potuto leggerne una sola pagina, perciò (ampi) estratti nella recensione sono i benvenuti (e ricordo a chi si facesse di questi problemi che è legale: è legale citare e riprodurre brani di un’opera finché l’intento è di critica o studio e non si sta facendo concorrenza all’opera originale).
Siamo sempre dalle parti della precisione: la recensione è di quel particolare romanzo, dunque lì bisogna scavare, lì ci sono i punti di riferimento. Bisogna parlare di quel romanzo, non della Letteratura, dell’Uomo, della Natura, e del Diavolo-in-Carrozza.

Toy Trunk. Jimmy is finally old enough to get the toys out of the trunk all by himself!
VII: Bisogna usare tante parole quante ne servono.
Se si scrivono recensioni sui giornali o sulle riviste non si è liberi di scrivere finché si vuole: la carta costa e perciò sono quasi sempre imposti limiti ben precisi. Per fortuna sul web non è così: il costo di un testo in termini di banda consumata è infinitesimale, per cui scrivere poche righe o scrivere un trattato dal punto di vista economico è la stessa identica cosa.
Per questa ragione non bisogna porsi alcun problema di spazio. Una recensione può essere approfondita a piacere, finché non corrisponde per filo e per segno a quel che il recensore vuole dire. Così pure non ci si deve porre problemi con le citazioni: se è opportuna una (lunga) citazione dal testo originale, inserirla è tutto di guadagnato.
Questo non significa però sbrodolarsi: non è una licenza per parlare dei problemi privati del recensore o per disquisire di argomenti che nulla hanno a che vedere con il testo; ogni riga della recensione deve avere un suo perché e ogni passaggio dev’essere interessante.
Ma è raro imbattersi in recensioni sbrodolate, è molto più presente l’errore opposto: ovvero recensioni compresse in poche righe.
Qui entrano in gioco diversi fattori: pigrizia del recensore (ma se sei pigro e ti pesano le dita a scrivere forse non è il tuo “mestiere”), il desiderio bruciante di esprimere un’opinione anche se non si ha niente da dire (e in questo caso è molto meglio “linkare” qualcuno che già dice il poco che vorremo dire noi, piuttosto che riscrivere le stesse cose), e l’idea balorda che scrivendo sul web bisogna essere agili, veloci, compatti, brevi.
Perché è un’idea balorda? Perché il linguaggio sul web funziona come sulla carta, l’Italiano è lo stesso e dunque se per esprimere un concetto hai bisogno di 100 parole su una pagina stampata avrai ancora bisogno di 100 parole su una pagina web. È vero che leggere a video è più faticoso e si hanno molte più distrazioni davanti a un PC, ma questo è al di fuori delle possibilità di controllo di un recensore (a parte le ovvie – che per molti ovvie non sono – considerazioni tipografiche: per esempio non scrivere viola fosforescente su sfondo verde brillante). Non si possono tagliare pagine da un trattato di filosofia o matematica solo perché “troppo lungo per il web”: web o non web il significato deve mantenersi integro. Così una recensione: deve contenere quanto necessario che sia sul web o no.
Inoltre c’è un altro livello di balordaggine implicito nell’idea di scrivere apposta poco, di “condensare” i concetti: che scrivere poco sia facile. Non lo è. Può essere meno faticoso, meno impegnativo, portare via meno tempo, ma non è più facile, tutt’altro. Il riuscire a mantenere integro un argomento riducendo via via le parole è incredibilmente difficile. Una buona recensione da 2.000 parole può diventare uno schifo immondo in 500 se l’autore non è più che abile (abile come può essere abile qualcuno che ogni volta che scrive una short story minimo un paio di premi internazionali li vince).
Dunque il recensore non si deve porre problemi di spazio: deve scrivere quello che è necessario. Se la recensione risulterà interessante, verrà letta lo stesso, web o non web.
VIII: Il tono dev’essere funzionale.
Le mie recensioni usano un tono tra l’ironico e il sarcastico. È una scelta voluta: ritengo sia il tono più adatto per “reggere” la lunghezza dei testi e al contempo quello che meglio si adatta a certa narrativa (il fantasy di scarso valore). Altri possono scegliere di usare un tono diverso e potrà andare bene uguale, però è importante che questa scelta abbia motivazioni legate alla recensione medesima, e non “esterne”. Ad esempio usare un tono “serioso” solo per mostrare la presunta posatezza del recensore è una scelta sbagliata se il tono “serioso” rallenta la lettura della recensione. Come già più volte ribadito, si sta cercando di essere obbiettivi, dunque la “serietà” del recensore è implicita nei concetti che esprime, non nel tono che usa.
Così come non ha senso ritenere che determinati argomenti (la Letteratura con la L maiuscola) debbano per forza richiedere un certo tipo di atteggiamento: perché mai? Ho letto testi di astrofisica scritti in maniera divertente e perfino con humor nero (si veda per esempio Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries di Neil deGrasse Tyson), non si capisce perché la Letteratura, la Narrativa, il Fantasy o quant’altro dovrebbero invece essere speciali.
Il recensore ha lo scopo di tenere appiccicato il suo lettore dall’inizio alla fine della recensione, e per questo deve scegliere il tono più congeniale, altre considerazioni a riguardo non hanno nessuna importanza.
Extra: Domande con e senza risposta.
Quali romanzi scegliere da recensire? Non saprei indicare un metodo. In generale io apprezzo recensioni positive di romanzi poco noti e recensioni sia positive sia negative di romanzi famosi. Recensire in negativo romanzi sconosciuti è di solito inutile: tanto non li compra nessuno comunque. Per i romanzi famosi prima di recensirli è una buona pratica controllare che qualcuno non abbia già espresso le nostre stesse considerazioni, nel qual caso meglio “linkare” l’altro piuttosto che riscrivere le medesime cose.
Però è un’idea generale che lascia il tempo che trova. La verità è che, come diceva Lorna Sage, la gran parte dei romanzi sono mediocri, li leggi e non ti lasciano nessuna particolare emozione né in bene, né in male, dunque non si sa neanche cosa scrivere a volerli recensire.
Perciò forse conviene scegliere romanzi interessanti, che in positivo o in negativo impressionino. Inoltre come già ricordato, è utile che il recensore conosca gli argomenti trattati dal romanzo, non fosse il caso, è meglio lasciar perdere quella recensione.
Si possono recensire romanzi tradotti? In teoria no. La recensione dev’essere sempre sul testo in lingua originale, però è anche vero che è probabile che poi il lettore compri la traduzione, non l’originale. Credo che un lavoro ben fatto implichi il leggere in lingua originale e poi rileggere la traduzione o almeno controllarla accuratamente. Nella recensione si specificheranno eventuali problemi dovuti al passaggio di lingua. Ammetto però di non seguire io stessa questo metodo, cercherò di adeguarmi.
Bisogna leggere fino in fondo un romanzo per recensirlo? No. È buona norma farlo, ma se un romanzo è illeggibile è illeggibile. Se bastano le prime 5 o 50 pagine per poter affermare con adeguata dimostrazione che non vale la pena spendere 18 euro, la recensione può essere scritta anche se il recensore lì si è fermato. Tengo però a precisare che tutte le recensioni qui sul blog dei Gamberi, come elencate nell’Indice delle Recensioni, sono a fronte della lettura integrale del testo, e anzi in alcuni casi il romanzo in esame è stato letto più volte.
Il recensore di narrativa deve essere anche uno scrittore? No. Però se tra i criteri di valutazione include la tecnica narrativa, deve conoscerla. Magari non così bene da scrivere narrativa degna di pubblicazione, ma comunque i meccanismi gli devono essere chiari.
Perché scrivere recensioni negative? Non è meglio suggerire solo il bello e lasciare il brutto nell’oblio? Può essere una degna scelta, e non ho problemi con chi la adotta. Però personalmente ritengo che in molti casi sia più utile non comprare il brutto, piuttosto che comprare (anche) il bello, e dunque il recensore deve recensire sia i romanzi che gli sono piaciuti sia quelli che gli sono piaciuti meno.
Si’ pou usare 1 linguagio modrno nll recensioni??? Sì, cm no!!! Anzi + punti esklamativi e k si metono a kaso in 1 recensione + la rece e’ strbellixima!!!1!!!!
È troppo facile criticare! No, per niente: scrivere una recensione negativa richiede lo stesso tempo di scriverne una positiva. Inoltre la pressione sociale favorisce la recensione positiva: posso “tagliare le curve” in una recensione positiva (per esempio non dimostrando testo alla mano ogni singolo passaggio) senza che nessuno ne sia scandalizzato, mentre una riga maldestra in una recensione negativa significa avere in casella di posta elettronica la mail di qualche squilibrata che minaccia di pikkiarmi.
Non la stai prendendo troppo sul serio? Vale la pena perdere tutto questo tempo per una recensione? No, è probabile non valga la pena. D’altra parte, vale la pena perder tempo a leggere un romanzo fantasy? Perdere tempo a scriverlo? Perdere tempo a leggere o scrivere narrativa? A leggere o scrivere libri? A leggere o scrivere? Vale la pena fare qualunque cosa?

Piggy Bank. Now you try
Approfondimenti:
Everyone’s a Critic: a Qualitative Study to Investigate the Perceptions and Attitudes towards Book Review Websites on the World Wide Web (PDF)
Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries su Amazon.com
Nocturnal Devil (autore dei disegni in questo articolo) su deviantART
Disponibile via emule l’ultimo romanzo della nostra amata Licia, ovvero Il Destino di Adhara, primo volume di una nuova e scintillante trilogia, trilogia di cui si sentiva un disperato bisogno: le Leggende del Mondo Emerso.
eBook.ITA.3566.Licia.Troisi.
Il.Destino.Di.Adhara.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.874.597 bytes)

Copertina de Il Destino di Adhara
Trama:
Adhara si risveglia in un prato. Non ricorda come è arrivata in quel luogo, non riesce neppure a ricostruire in quale luogo si trovi, ma soprattutto non ricorda chi è. Muovendosi in un mondo che le è completamente sconosciuto, pian piano scopre di avere una serie di inquietanti capacità, mentre incontra Amhal, un giovane apprendista Cavaliere di Drago dall’animo tormentato che è pronto ad aiutarla a riscoprire se stessa. Ma sul Mondo Emerso, che da cinquant’anni vive un periodo di pace e prosperità, incombe una nuova, oscura minaccia, proveniente da un passato remoto e dimenticato. Il destino di Amhal e Adhara e di vecchie e nuove conoscenze si legherà sempre più strettamente alle forze occulte che stanno cercando di trascinare nuovamente.
Per chi fosse interessato a discutere più in dettaglio quest’ennesima “fatica” della signora Troisi, segnalo di nuovo l’articolo del Duca, basato sulla lettura del Prologo e del Primo Capitolo. Per quanto mi riguarda lascio volentieri perdere: come nel caso della Meyer, sono stata in passato troppo kattiva per meritarmi adesso l’onore di leggere altre opere di Licia.
#P08 – Critiche alla Narrativa
Ciao Daniele, sei proprio sicuro che la narrativa debba per forza contenere dei
messaggi?
a sciropparmi le opinioni dell’autore su un argomento, la manipolazione genetica, sul quale è chiaro che ne sa quanto me o anche meno. Normalmente, se voglio scrivere un libro sulla manipolazione genetica dovrei scrivere un saggio. Ma se non ho le competenze adeguate, come faccio? Idea! Scrivo un fantasy. Il fantasy diventa come il tema di fantasia a scuola: la scappatoia per chi non ha voglia di studiare
A presto!
Umilmente,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele Fusetto
Tags: fantasy, letteratura, libri