Archive for gennaio, 2009

18
gen

Montagna

   Posted by: epsilonlyrae    in fantasy

Sono stata in vacanza in montagna con gli amici per capodanno… Niente di…

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Tags: pensieri, natura, riflessioni

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18
gen

Storia di una punizione esemplare e surreale…

   Posted by: Michele Nigro    in fantasy


“I comunisti mangiano i bambini”

(omicidio politico in salsa splatter)

Quella serata era stata pensata con semplicità.

L’atmosfera calda e impenetrabile della villa di Arcore, una cenetta accompagnata da una buona annata con cui pasteggiare, gli amici di sempre: Fedele Confalonieri non s’era lasciato sfuggire l’occasione di riproporre sul pianoforte della sala da pranzo uno dei cavalli di battaglia di Charles Trénet, Mariano Apicella ascoltava sul divano con la sua immancabile chitarra tra le mani in attesa di poter cantare in onore del padrone di casa, Marcello Dell’Utri, apparentemente isolato, era intento a valutare meticolosamente uno dei costosi incunaboli da poco acquistato dal Cavaliere presso un noto libraio di San Pietroburgo… Non distante, in una “zona rosa” della sala, Veronica, bella più che mai, discuteva su questioni estetiche con le altre mogli intervenute al seguito.

Sua Emittenza Silvio Berlusconi, comodamente seduto su uno dei sofà, si godeva il quadretto sorseggiando un ottimo rosato e pensava in cuor suo di meritare una serata come quella… Soprattutto dopo le ultime fatiche parlamentari causate dagli immancabili scontri sull’approvazione del “Lodo Bocchino”, grazie al quale le più alte cariche dello Stato avrebbero potuto “agevolare” gli appalti e sovvenzionare ufficiosamente le imprese industriali di amici e parenti, senza dover subire la noiosa gogna di una certa “magistratura rossa” sempre a caccia di cavilli illiberali.

“Signore e Signori, la cena è servita!” – annunciò morbidamente il maggiordomo.

Gli ottimi piatti, elegantemente gustati dai convitati, non rubarono neanche per un attimo la scena al Cavaliere che, come al solito, tra un boccone e l’altro, elargiva sketch e barzellette come se fossero caramelle, accompagnate dalle risate d’ufficio degli amici che, conoscendolo da una vita, sapevano già che non avrebbero potuto evitare assolutamente l’appuntamento con l’umorismo da crociera del Primo Ministro.

“Veronica! Consentimi di dirti in presenza dei nostri comuni amici – cominciò Berlusconi un piccolo sermone postprandiale coinvolgendo la first lady – che questa sera il nuovo cuoco che hai scelto dopo numerose e accurate ricerche da te personalmente effettuate, ha superato sé stesso e vorrei conoscerlo…”

L’applauso di Confalonieri fu spontaneo e contagiò immediatamente gli altri invitati.

Veronica Lario fece un cenno al maggiordomo che si diresse subito verso la cucina della villa di Arcore per comunicare al nuovo cuoco l’apprezzamento del Cavaliere e per invitarlo ad entrare nella sala da pranzo e consentire così al suo datore di lavoro di esprimere direttamente il piacere provato durante le varie portate.

“Avrei voluto coinvolgere anche il resto della mia famiglia in questa cena, ma la mia segretaria non è riuscita a mettersi in contatto con i miei figli, nonostante le ripetute telefonate sui loro cellulari e presso le loro abitazioni…!” – ammise un po’ dispiaciuto il Capo del Governo italiano, forse perché bisognoso di avere la propria famiglia tutta riunita dopo lo stress politico accumulato a Roma durante le ultime settimane.

“Anch’io ho cercato di contattarli – intervenne diplomaticamente Veronica – ma lo sai come sono fatti… Avranno approfittato del weekend per portare i bambini sulla neve!”

“Abbiamo una villa a Courmayeur…” – riprese quota il Cavaliere.

“…Quella dove hai ospitato anche Putin?” – interruppe Dell’Utri.

“Esattamente!… E ogni tanto i miei figli, che adorano sciare molto più di me, vanno lì per qualche giorno insieme ai miei adorabili nipotini…” – spiegò Berlusconi agli amici mentre sull’entrata della sala da pranzo si era silenziosamente materializzata, come se fosse stato un fantasma, la figura stranamente smilza e vestita di bianco del cuoco che, con uno sguardo mefistofelico e osservando uno ad uno i volti dei commensali, non appariva per niente intimidito dall’imminente incontro con uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo.

“Venga avanti! – disse risoluto il Cavaliere – Mia moglie ha fatto un grande investimento, assumendola…”

“Grazie Signor Primo Ministro! Mi chiamo Michele ed è un vero piacere per me poter cucinare nella villa di Arcore…” – affermò placidamente il cuoco.

“E’ stato tutto veramente ottimo, – incalzò Berlusconi – ma il piatto che mi ha, come dire, rianimato i sensi è stato senz’altro il secondo piatto a base di carne…”

“Sapevo che le sarebbe piaciuto!” – rispose il cuoco adottando un’espressione impropriamente diabolica per l’occasione.

“Posso sapere qualcosa di più su quel piatto? Non che m’illuda di poterlo cucinare da solo, è ovvio…!” – chiese sorridente Berlusconi.

“Senz’altro Cavaliere: si tratta di Entrecôte à la bordelaise, un secondo piatto di inequivocabile origine francese a base di carne a cui, però, …eh, eh, eh!… sono riuscito a dare un tocco di classe estremamente personale! Oserei dire… ideologico!” – il cuoco cominciava a parlare in modo strano e ad assumere un tono confidenziale nei confronti del Cavaliere Berlusconi.

“E quale sarebbe questo tocco?” – chiese Berlusconi che ancora non aveva perso il suo solito sorriso a 32 denti.

“Al posto del taglio più tenero del manzo ho usato un altro tipo di carne… Una carne che le sarebbe dovuta risultare familiare già dopo il primo boccone… Ma lei era troppo preso dalle sue stupide barzellette e dal suo squallido sarcasmo da night club, per accorgersene…” – il cuoco cambiò tono e volto con la rapidità di un camaleonte.

“Ma cosa sta dicendo questo lurido idiota!? – urlò Berlusconi alzandosi dalla sedia – Di che carne si tratta?”

“Della carne dei suoi adorati… nipotini!” – rispose il cuoco senza mezzi termini e tra il raggelato stupore degli invitati che saltando sulle proprie sedie non attesero molto prima di abbandonarsi a dei comprensibili conati di vomito.

Veronica ormai priva di sensi e soccorsa da quei pochi amici non ancora svenuti, non poteva più ascoltare le lucide spiegazioni del sanguinario cuoco che lei stessa aveva fortemente voluto nella cucina della villa.

“Ora sei uno di noi! Ah, ah, ah!!! – rise inumanamente il cuoco mentre osservava Berlusconi inginocchiarsi disperato – Sei anche tu, da questo momento, un comunista che mangia i bambini! Ah, ah, ah!”

“Maledetto cuoco bolscevico!” – Berlusconi tentò un’ultima reazione politica.

“E morirai COMUNISTA!” – rispose in maniera lapidaria il cuoco estraendo una pistola tenuta nascosta sotto il grembiule da cucina.

“Io c’ho la maggioranza!”

“Muori!”

“Io c’ho la Fininvest!”

“Fottiti!”

“Io ho fatto Milano 2!”

“Crepa!”

“Cribbio!”

Un unico ed inesorabile colpo di pistola nel cranio asfaltato del Cavaliere.

(m.n.)

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14
gen

Influsso XXVIII° – Criptici, Critici e Decrepiti

   Posted by: Spirito Giovane    in fantasy

Sono riuscito, nonostante lo studio accanito, a leggermi meglio due blog molto completi ed interessanti che parlano di scrittura fantasy ed anche di critica fantasy: sono l’antro del monsignor Duca Carraroran (non fatevi ingannare, non è il Roran di Brisingr con una Carrà in più!) e quello della signorina Gamberetta. Entrambi i blog erano già fra le mie letture quotidiane (insieme al pane, ndr), ma non avevo ancora esplorato tra i meandri dei loro post. Sono nate alcune idee che preferisco mettere giù per iscritto qua per semplice motivo di comodità ed anche perchè mi sembra ingiusto commentare un post scritto giorni, se non mesi fa, solo per mio gusto. Tra l’altro, ciò di cui scrivo sono idee generali che prendono spunto da ciò che hanno scritto questi due luminari, ben più informati di me: il blog del Duca visitatelo assolutamente se volete conoscenze precise sulla Storia e sull’Oplologia, materia sulla quale è ferratissimo; quello di Gamberetta visitatelo perchè è una divoratrice di libri e le sue recensioni sono molto azzeccate. Oltre a ciò, visitateli entrambi se volete anche farvi due risate, perchè i loro toni tra il satirico e l’ironico sono inimitabili!

Finita questa captatio benevolentiae, mi accingo ad entrare nella selva oscura dei miei pensamenti.

#P03 – Criptici Consigli
Se ogni tanto batto la testa contro al muro, è per farmi venire in mente qualche colpo di genio. Che ne so: un flusso canalizzatore, una poesia, un’idea per un racconto. Ma battendo la testa contro al muro, purtroppo, ci si fa soltanto una grande serie di bernoccoli. Perciò, armati di pazienza e di umiltà, si prendono carta e penna (o word e tastiera, ndr) e si inizia a provare. Provare cosa? A scrivere.
I problemi e gli ostacoli che s’incontrano, soprattutto per chi scrive fantasy, sono già stati trattati a parte e quindi posso dirvi questo: leggete qui, qui e qui.
Ma oltre a problemi ed ostacoli quello che si necessita sono altre due cose: risoluzioni ai problemi e distruttori per gli ostacoli. Quindi bisogna armarsi di santa pazienza, studiare, scrivere, provare. Qualche consiglio da dare ce l’ho, dopo adeguate prove e studio:

  • la progettazione è tutto: non inizare mai qualcosa senza abbozzare uno schema;
  • anche la sperimentazione serve: mai provate e mai saprete a cosa andrete incontro;
  • parlate solo di ciò che conoscete, se proprio siete apatici e non volete sprecare tempo prezioso ad informarvi su un tal argomento che voi aborrite;

#P04 – Criticare
Devo mettervi la definizione dal dizionario così come si fa nei primi saggi delle superiori? Risparmio a voi la banalità e passo subito a citare una persona che non c’entra niente con la scrittura ma che ha ragione: cos’è che non si critica al giorno d’oggi?(Mr. Placido Domingo). Ed i cantanti d’opera ne sanno parecchio di critica.
La critica serve, così com’è stata creata, ad influenzare le scelte del pubblico, a consigliare cosa andare a leggere o vedere e cosa invece no. Così facevano i critici al tempo di Benedetto Croce, così fanno adesso. Ed io stesso critico, anche se i miei toni forse sono un poco più leggeri di molti altri, così come forse, dico forse, avete letto (o potete leggere, ndr!) nel post precedente.
Sono comunque consapevole che a tutto c’è un limite ed anche la critica lo ha: esistono certe scelte personali, soggettive, che a mio parere non possono essere passibili di critiche pesanti. L’originalità e l’effetto primicinqueminuti, di cui parlerò a breve, sono le cose che oggigiorno contano e la prima sta proprio nelle scelte soggettive di ogni persona: che Il Cavaliere Oscuro abbia avuto un premio sia dalla critica che dal pubblico lo dimostra il fatto che la visione di cui ne da il regista Nolan è una reinterpretazione personale.
L’apparato criticabile è, a mio parere, ciò che è oggettivo e che va, sempre parlando di fantasy, dai danni che può fare una freccia ad un soldato armato nell’epoca rinascimentale alla mentalità di un’elfa della Seconda Era.
D’altro canto gli scrittori sono avvisati: se errate vi beccate una sonora strigliata. Un’altro consiglio che potete aggiungere a quelli sopra è mai sottovalutare i propri lettori.

#P05 – L’editoria, questa decrepita!
Ed in effetti decrepita lo è un poco o forse, se non decrepita, a volte con una larga benda nera sugli occhi. Ma c’è una cosa che bisogna stagliarsi bene sulla fronte: un’impresa editoriale è un’impresa industriale e mercantile. E di qua non ci si sposta: un editore non pubblicherà mai qualcosa senza avere possibilità di riscontro economico, a meno che non possa compensare la perdita in altri settori oppure se l’autore stampato è amico/conoscente/parente dell’editori. Fino a quando si parlerà di editoria si dovrà necessariamente prendere in esame l’idea di un riscontro economico che deve esserci. Laddove un libro viene reso pubblico senza un riscontro economico per l’editore non si può parlare di editoria. Ci piacerebbe molto, non fraintendetemi, vedere un compenso adeguato per gli autori ed anche un prezzo onesto per i lettori. Tuttavia, non si può modificare un sistema impostato ormai da anni, credo che una data approssimativa per la nascita dell’editoria sia il 1815 con la Vedova Pomba & Figli.
Per quanto riguarda gli ebook, sono troppo poco informato per dare dettagli precisi. Di sicuro sono fruibili, ma non quanto un libro cartaceo: basta confrontare la distribuzione delle librerie con quella dei personal computer a cranio. Poi un libro può essere regalato, un ebook no: difficilmente mia nonna ne scaricherebbe uno! XD
Detto ciò passerei ad un altro punto in scaletta…

#P06 – Originalità ed effetto primicinqueminuti
Per restare nel discorso di non dovrebbe essere così ma lo è, parliamo di originalità ed effetto PCM (abbreviato, ndr). L’originalità è già stata toccata: a mio parere riguarda tutto ciò che di soggettivo viene messo all’interno di un libro. Ci sono soluzioni soggettive più o meno originali. Il picco dell’originalità è la genialità, posseduta solo da pochi essere con alto QI, il cui appellativo intelligente sfiora la banalità.
L’effetto PCM è una cosa molto diffusa, non solo nei libri, ma anche nei film e nei rapporti personali: ricordatevi che vi giocate tutto nei primi cinque minuti. Ovviamente questo non vuol dire che dopo i primi cinque minuti di dialogo con una ragazza potete ruttare liberamente, ma che è molto importante come vi presentate ad una persona e ciò che una persona pensa di voi è dato molto spesso, e superficialmente, dalle prime battute. Poi l’opinione può cambiare, ma se fate la cosiddetta buona impressione siete ovviamente avvantaggiati e potete permettervi qualche libertà più avanti. Negli scritti l’effetto si può tradurre in effeti primecentoparole [PCP, ndr], che sono praticamente l’incipit. A volte una persona legge addirittura il primo capitolo che oggigiorno è anche linkato su molti siti ufficiali.

#P07 – Del senso e del pubblico
Non ho mai nascosto e non nascondo di essere un fan di Andrea D’Angelo, di aver comprato il suo La Rocca Dei Silenzi e che mi sia piaciuto. Al di là dello stile e delle parole usate e scelte, quello che mi è piaciuto di più è l’unione tra gli elementi fantasy e il senso che l’autore ci ha inserito: una cosa originale pensando al fatto che leggendo la trilogia delle Guerre del Mondo Emerso ho imparato poco a livello personale. Forse come vendere abbastanza impiegando poche forze mentali, ma non starò qui a dilungarmi.
Ciò che voglio sottolineare è che un senso deve esistere in qualsiasi cosa, anche in racconti fantastici o fantasy. Deve essere un messaggio che l’autore vuole dare e deve trasudare, senza eccessi, dal testo.
Oltremodo, però, è necessario che un libro abbia un pubblico: è una cosa che ho imparato a mie spese, lo scontro col pubblico. Prima con la chitarra, poi con questo blog, poi con altro ancora. E bisogna a volte, ahimè, piegarsi al volere di questo elemento, che deve essere trattato come un personaggio del libro stesso.
Ora come ora il target verso cui la massa si muove è quel rapporto tra politica e letteratura, quella narrativa militante sulla scia di Gomorra; almeno così mi han detto.
A mio parere, anche con grande difficoltà, si può realizzare qualcosa che sia fantasy e allo stesso tempo militante. Bisogna forse modificare un poco la concezione che il fantasy sia solo e soltanto un allontanarsi dalla realtà. Forse esagero nel dire che una delle vie del fantasy potrebbe essere quella di dimostrare che allontanarsi dalla realtà non vuol dire trovare erba migloiore; oppure un’altra via potrebbe essere intrappresa se si vuole dare ragione a una larga fetta di pubblico del perchè certa gente legge fantasy per allontanarsi dalla realtà.
Di sicuro un mix tra fantasy e senso, che sia etico, morale, politico o di altro genere, è possibile. Certo, quanti ostacoli! Ma sperimentando, andando per piccoli passi, forse un giorno ne vedremo l’alba.

Sperando che vi sia utile tutto ciò,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

PS: la prima immagine è Ikkyu and the Hell prostitute di Shikuri Uraji, tratta dalle Lezioni della Cripta. La seconda immagine, invece, è la copertina di Nervous Breakdowns: Art of LeSean Thomas. Tutti i diritti sono riservati ai rispettivi autori.
PPS: oh Duca, la prossima volta che verrà a Pavia mi avvisi! Sarei onorato di offrirle almeno un caffè o soltanto di conoscerla!

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14
gen

Università – parte 1

   Posted by: epsilonlyrae    in fantasy

Università… la fedele compagna degli ultimi 5 anni… una strana compagna a dire il vero! Perchè voi dovete sapere che io non faccio un università normale, di quelle…

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Tags: pensieri, riflessioni, stranezze, università

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14
gen

Gossip girl – evento spazzatura dell’anno

   Posted by: epsilonlyrae    in fantasy

Ed eccomi qua per fare un po’ la criticona.

Negli scorsi giorni ho visto un telefilm che è stato iperpubblicizzato negli ultimi tempi, "Gossip girl". La storia narra delle…

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Tags: pensieri, riflessioni, società

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14
gen

FILOSOFIA: spiegata con le barzellette

   Posted by: Fabry    in fantasy

La fallacia “ad autoritatem”

La fallacia “ad Autoritatem” si riferisce a quando si fà appello ad un autorità per sostenere la nostra argomentazione. Non sempre funziona perchè a volte si usa la semplice autorità per confutare prove convincenti del contrario.

Ted incontra il suo amico Al ed esclama:”Al! mi avevano detto che eri morto!”
“E’ difficile” replica Al ridendo. “Come puoi vedere, sono vivo e vegeto”.
“Impossibile” dice Ted. “La persona che me l’ha detto è molto più affidabile di te”.

Un altro esempio nelle argomentazioni ad autoritatem è chi si accetta come autorità legittima.

Un uomo entra in un negozio di animali e chiede di vedere dei pappagalli.
Il proprietario gli mostra due bellissimi esemplari: “Questo lo vendo a 5.000 dollari e l’altro a 10.000″.
“Alla faccia!” esclama l’uomo. “Cosa sa fare quello da 5.000?”:
“E’ capace di cantare tutte le arie di Mozart” risponde il proprietario del negozio.
“E l’altro?”
“Canta l’intero ciclo dell’Anello del Nibelungo di Wagner. E dietro ho un altro pappagallo che vendo a 30.000 dollari”.
“Santo cielo e quello che cosa fà?”.
“Niente che sia riuscito a sentire, ma gli altri due lo chiamano maestro”.

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13
gen

Non c’è gnocca per noi a Boscoquieto

   Posted by: Gamberetta    in fantasy

Copertina di Bryan di Boscoquieto Titolo originale: Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni
Autore: Federico Ghirardi

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Newton Compton

Genere: Urban fantasy, fyccina erotica
Pagine: 407

Il titolo di questo articolo è una citazione dal romanzo: Giò, amico di Bryan, esprime la sua preoccupazione per la scarsezza di belle ragazze a Boscoquieto. Preoccupazione condivisa un po’ da tutti, buoni e cattivi. Per fortuna basta spostarsi di qualche chilometro, fino a Laietto, per trovarla la gnocca. Meno male!

* * *

Com’era facile prevedere, Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni è un brutto romanzo. Più che un fantasy è una sorta di fyccina erotica, la trama è sconclusionata, le idee balorde, lo stile zoppicante. Non è però un romanzo del tutto orribile, l’assenza di determinati cliché (elfi, viaggio della compagnia, Bene & Male chiaramente definiti) lo rende almeno superiore a robe nate morte come Gli Eroi del Crepuscolo. E la scrittura, benché piena di errori, a tratti scorre con piacere e una certa passione.
Nel complesso peggio della “miglior” Troisi (Nihal della Terra del Vento), ma appunto non al livello infimo della Strazzu.

Prima di procedere con la consueta recensione educativa e sarcastica, vorrei provare a esporre un concetto “serio”. Chi non è interessato, può saltare avanti.

Un concetto serio

Bryan di Boscoquieto danneggia tutti quanti perché occupa spazio.
Una delle tante critiche che rivolgono a me, a volerla esprimere in termini non ingiuriosi, è del tipo: vivi e lascia vivere! Cosa t’importa dei brutti libri o dei libri che tu pensi siano brutti? Questa roba qui di Boscoquieto sarà una schifezza, ma se il Ghirardi è contento, la sua casa editrice è soddisfatta e gli eventuali fan sono felici, qual è il problema?
Il problema è che i libri occupano spazio fisico, e lo spazio è poco. Se si consultano i dati ISTAT 2006 sulla lettura e la sintesi del Rapporto sullo Stato dell’Editoria in Italia per il 2008 dell’AIE, si può scoprire che l’unica possibilità per un romanzo di essere letto è di essere comprato “al dettaglio”. Ovvero un romanzo deve approdare in libreria, edicola, supermercato, centro commerciale. Le vendite via Internet (attraverso siti quali iBS.it o Bol.it o simili), benché in crescita, rappresentano ancora una percentuale minima delle vendite complessive; allo stato attuale, non c’è alcuna possibilità per un romanzo di raggiungere un pubblico significativo (qualche migliaio di persone) senza il passaggio in libreria.
Infatti secondo i dati AIE il fatturato dei rivenditori via Internet di libri (in generale, non solo romanzi) ha rappresentato nel 2007 solo circa il 5,0% del totale (era il 3,8% nel 2006 e il 3,0% del 2005). Una crescita c’è stata, anche notevole, ma queste percentuali sono ancora ben lontane da quelle di librerie (75%) e supermercati/ipermercati (18%). Invece l’inchiesta ISTAT aveva domandato a un campione di persone che leggono libri nel tempo libero (perciò è più probabile qui trattarsi di romanzi) come si sono procurati il loro ultimo libro letto: solo lo 0,5% degli intervistati ha risposto di averlo comprato online (2006). Nel 2000 la percentuale era dello 0,1. Sconfortante.

Le piccole case editrici, quelle senza distribuzione o quasi e che si affidano solo agli ordini online, fanno i salti di gioia se vendono 2-300 copie di un romanzo. Ma 300 copie di un romanzo non sono niente. Nel palazzo dove abito ci sono 300 persone: se prendo un mio scritto, lo fotocopio, e vado a bussare porta per porta in pratica ottengo lo stesso livello di “pubblicazione” che otterrei pubblicando con una casa editrice senza distribuzione. E questo non è pubblicare, non è rendere pubblico, non è al contempo esporre le proprie idee e divertire il prossimo, è solo perdere tempo.
Per pubblicare, nel senso proprio del termine – rendere pubblico – in Italia, nel 2009, è vitale essere presenti in libreria. Ben inteso, questo non garantisce di vendere, una marea di titoli nelle librerie non vende le 300 copie di cui sopra, la presenza in libreria non è condizione sufficiente, è però condizione necessaria.
Problema: nelle librerie lo spazio è poco, specie se paragonato alla quantità di volumi prodotti ogni anno (61.440 nuovi titoli pubblicati nel 2006).
Perciò quando la Newton Compton stampa 10.000 copie di Bryan di Boscoquieto non è una questione solo tra loro e gli eventuali acquirenti, ma è una questione che riguarda tutti. 10.000 copie di una schifezza sono una opportunità in meno per 10.000 altri titoli. Ognuno è libero di fregarsene di Boscoquieto, il danno c’è comunque.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: la Newton Compton e le altre case editrici sono lì solo per denaro, cioè se le 10.000 copie le vendono per loro va tutto bene!” E allora? Qui è come se il condannato per omicidio si alzasse e spiegasse al giudice di non aver ucciso la sorella per sbaglio, no, l’ha proprio fatto apposta per prendersi l’eredità; e allora, d’accordo è assolto! Non me ne può fregare di meno se la Newton Compton insegue i suoi interessi. Gli interessi di milioni di lettori e il loro diritto a leggere opere degne è più importante del desiderio di quattro gatti alla Newton Compton di fare i soldi. O almeno dovrebbe esserlo in una società democratica.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: decide il mercato!” Balle. Io penso che il “mercato” possa decidere, ma solo se tutti partono uguali. Bryan di Boscoquieto forse venderà uno sproposito, forse neanche una copia, ma una possibilità l’ha avuta, decine di migliaia di altri titoli no. Se Canale 5 trasmette in tutta Italia e Teleabruzzo21 nel raggio di pochi chilometri, non decide il “mercato”, decide tutta Italia contro pochi chilometri.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: Bryan di Boscoquieto è stato stampato in così alto numero di copie proprio perché è strabello!!! Non solo per vendere, ma proprio perché è bellissimo!!!” E qui giunge l’utilità della recensione, perché quando si riempie un romanzo con le madornali stupidate che seguiranno, è davvero difficile parlare di “qualità”, qualunque parametro si voglia adottare.

Ricapitolando: per pubblicare bisogna portare il proprio romanzo in libreria, in libreria lo spazio è poco, perciò ogni copia di un brutto romanzo in libreria danneggia tutti, perché sottrae spazio prezioso ad altre opere potenzialmente migliori.
Come si risolve il problema: con un cambio di mentalità, per cui una casa editrice ha come principale scopo produrre romanzi il più perfetti possibile sotto tutti i punti di vista, e solo come idea secondaria il guadagno. E questo non vale solo per le grandi casi editrici: una grossa fetta di quei 61.000 titoli che intasano il poco spazio viene per esempio dalle casa editrici a pagamento, le quali dovrebbero sparire e basta. In altri termini si chiede a una casa editrice di prendersi la responsabilità che deriva dal fatto di competere per una risorsa al contempo così scarsa e così agognata da tanti, come lo spazio nelle librerie.

Casetta di libri
Ecco un buon utilizzo per i libri di troppo: farne casette per gli gnomi!!!

Non hanno responsabilità solo le case editrici. Ma io non sono d’accordo, come molti fanno, a dare responsabilità ai lettori. È vero che la gente potrebbe adottare dei criteri di scelta più sofisticati di: “guarda, c’è un’elfa mezza nuda in copertina! Compro!”, ma in generale il ragionamento “se è stato pubblicato da Mondadori allora dev’essere bello”, dovrebbe poter essere giusto. Non è possibile diventare esperti di tutto. Una persona deve avere diritto a un servizio valido quando ne ha la necessità o il desiderio. Se vado al ristorante nessuno mi deve sputare nel piatto anche se non ho il palato fino per accorgermene, se vado dal dottore mi deve dare le medicine e non le pastiglie di zucchero, anche se non riuscirei a capire la differenza, se mi rivolgo a Mondadori devono essermi offerti romanzi validi, anche se il mio gusto non è particolarmente sviluppato. Se una persona ha il capriccio di provare a leggere un fantasy, deve trovarsi di fronte ottimi romanzi fra i quali scegliere, anche se, essendo magari la prima volta che esplora quel genere, non potrebbe capire che la Troisi scrive solo boiate.
È più ragionevole dare invece delle responsabilità anche agli autori. Se sono alle prime armi non possono avere l’esperienza di una casa editrice e d’altro canto è difficile valutare obbiettivamente se stessi, però molti uno sforzo in più potrebbero farlo. Troppo spesso si sentono presunti scrittori che fanno questo ragionamento: il mio romanzo dev’essere pubblicato perché è il mio sogno. Ecco, forse dovrebbero chiedersi se la pubblicazione realizza anche i sogni dei lettori.

Ovviamente il problema non si risolverà mai sperando in un ravvedimento delle case editrici, lo so benissimo. La soluzione arriverà forse in futuro, con il superamento del libro fisico e la fine dei problemi di spazio. Nel frattempo però non fa male far notare la questione, e agire di conseguenza: non comprare se non libri che si è già letto con altri mezzi e sono piaciuti, e anche in quel caso favorire i canali con meno intermediari (in ordine di preferenza: pagare direttamente l’autore, acquistare al sito della casa editrice, acquistare via libreria online).

La storia di Marta

La trama “ufficiale” di Bryan di Boscoquieto è a grandi linee questa: Bryan, un ragazzino che ha appena compiuto quattordici anni, va a trascorrere l’estate dai nonni, nel paesino di Boscoquieto. Qui, a fronte del risvegliarsi di uno Spirito maligno di sei secoli prima, scopre di non essere una persona comune, bensì di essere… una persona comune che può sparare raggi laser dalle mani chikas_pink03.gif e creare invisibili barriere di energia. Grazie a questi poteri e all’aiuto di Morpheus, un mezzodemone che ha deciso di allenarlo, Bryan riuscirà a sconfiggere lo Spirito e riportare la quiete a Boscoquieto.
Morpheus, ben impressionato, offrirà a Bryan la possibilità di entrare a far parte della “Baia”, un’organizzazione segreta impegnata a combattere i malvagi del mondo, incarnati dalla “Comunità” e dal suo misterioso leader, un tizio vestito di verde che si fa chiamare l’Insorta.
Bryan accetterà entusiasta con questo brillante ragionamento (testuali parole):
“Se diventerò un discepolo potrò aiutare gli altri e proteggere la gente comune dai demoni e da tutti i mostri del cazzo”.
Ma Bryan potrebbe scoprire che i Buoni e i Cattivi non sono quelli che lui crede… (e non lo so neanch’io perché il romanzo non è autoconclusivo ma il primo di enne nella saga di Bryan di Boscoquieto…)

Ryu
Ryu di Street Fighter è come Bryan di Boscoquieto! O sarà il contrario?

In realtà una sconcertante parte del testo è dedicata non a queste faccende più o meno fantastiche ma alla gnocca. In particolare alla vicenda di Marta, una specie di sogno proibito di Bryan. Marta, poveraccia, ne subirà di tutti i colori, con la complicità dell’autore.

Chi è Marta? Il personaggio è delineato in maniera magistrale: 18 anni (ma ne dimostra forse uno-due di meno), capelli biondi color oro, occhi blu, seno prosperoso e bella in forma, come dichiara un personaggio dopo averle palpato il culo.
Altri tratti della personalità di Marta non ricordo siano illustrati, sarebbero in ogni caso superflui. Marta ha inoltre una sorta di potere magico: riesce sempre a finire nuda (anzi, tutta nuda, come giustamente specifica l’autore) o in mutande, qualunque sia la situazione. Sembra quasi sia allergica ai vestiti. Senza contare poi che è “una giovane piuttosto scollata”, e posso assicurare sia un dramma essere piuttosto scollate: se non stai attenta ti cadono le dita delle mani, o ti perdi il naso per strada senza neanche accorgertene. Se non hai in borsa l’attaccatutto è un disastro.

Bryan è cotto di Marta, e lei non perde occasione per strusciarglisi contro, purtroppo però non lo considera un amante degno, abituata com’è a bulli di periferia e demoni violentatori, lo considera solo come un amico ragazzino, ma per questo la pagherà cara…
Per avere idea di come il tema “amoroso” sia intrecciato con il romanzo (e per molti versi lo soffochi), si può prendere la lunghissima scena nella quale Bryan e Marta stanno scendendo nei meandri della tana dello Spirito. Ho ampiamente tagliato, ma i miei lettori infoiati (ciao Duca!) non si preoccupino: le parti più succose le ho lasciate. Sigh.

[Bryan e Marta stanno percorrendo un corridoio nella base sotterranea dello Spirito. Mano nella mano e torce accese perché c'è completa oscurità]
La mano [di Marta] abbandonò la sua, sfilandosi velocemente dalle sue dita.
«Marta?», Bryan si volse, ma vide solo un’ombra sparire dietro la curva del cunicolo. La torcia della ragazza era a terra, spenta.
[Bryan parte all'inseguimento]
Gabriele [il "secondo in comando" dello Spirito] aveva preso Marta, l’aveva sollevata di peso ed era fuggito via.
La ragazza scalciava e si dimenava, ma la forza dell’altro era nettamente superiore alla sua. Tornarono alla stanza nella quale si era svolto il rito e Gabriele imboccò il cunicolo a destra. Era tutto buio, ma lui non aveva bisogno di vedere con gli occhi.
[Gabriele ha avuto l'improvviso impulso di violentare Marta: a lei capita spesso]
«Non farlo», lo supplicò la ragazza, mentre le lacrime le bagnavano le guance. «Sei ancora in tempo per…».
L’altro la bloccò con uno sguardo di ghiaccio. «Per che cosa? [...]»
«Non farmi questo».
«Non prenderla come una cosa personale. Se devo essere sincero, non sono interessato a te, ma per adesso sei l’unica donna disponibile sulla piazza e quindi ci si deve accontentare. Capisci no?».
Marta avrebbe voluto scoppiare a piangere, ma si contenne perché sapeva che non avrebbe fatto altro che partecipare al suo gioco.
[Bryan intanto combatte contro mostri sacrificabili che gli hanno bloccato la strada]
«Be’, per il momento torniamo a noi. Sei silenziosa», osservò, continuando a trattenere il collo della ragazza. «Hai paura?».
Marta non gli diede la soddisfazione di una risposta. Gabriele le sfilò i pantaloni dai piedi e li gettò via; rimase qualche secondo a rimirare le gambe della ragazza.
[Gabriele rimane in estasi ancora per po'...]
«Ehi», esordì [Marta] con tono dolce. «Non preferiresti che io facessi questa cosa di mia spontanea volontà?»
«Be’… sì», borbottò Gabriele, allentando la presa al collo della ragazza.
Marta gli rivolse un sorriso tirato. «Allora liberami».
Gabriele la lasciò andare e si sedette. Marta si tirò su e s’inginocchiò.
[Marta esita, finché...]
Marta gettò la vestaglia, che si andò ad accartocciare vicino ai jeans, e rimase tutta nuda a parte il pube. Sorrise debolmente a Gabriele e gli si avvicinò di qualche centimetro.
[Marta esita di nuovo e Gabriele sta per spazientirsi, allora lei...]
Marta levò in aria la mano che aveva tenuto dietro la schiena, nella quale reggeva un sasso grosso quanto un pugno. Vibrò un colpo alla nuca dell’ignaro Gabriele, che spalancò la bocca e cacciò un terribile grido.
La ragazza si alzò e volse le spalle alla creatura che si lamentava e le lanciava mille imprecazioni. [...] Iniziò a correre per allontanarsi il più possibile da Gabriele, perché se fosse riuscito a prenderla una seconda volta…
[Bryan intanto combatte]
Marta correva nel buio del tunnel di pietra. I passi di Gabriele riecheggiavano dietro di lei, preceduti dalle sue bestemmie.
“Ti prego”, supplicò la ragazza, “fai che non mi prenda”. Si concesse un breve sguardo indietro e vide l’ombra dell’inseguitore, proiettata dalle fiaccole poste a intervalli regolari lungo le pareti. Se non ci fossero stati nemmeno quei lumi, non avrebbe avuto alcuna speranza di scappare.
[Ma Gabriele l'acchiappa]
Raggiunsero lo spiazzo e Gabriele la condusse dove si erano appostati prima, vicino ai vestiti della ragazza.
«Sdraiati», comandò. Marta distese la schiena nuda sulla roccia e venne percorsa dai fremiti del gelo. «Bene, bene così», annuì Gabriele, abbassandosi per la seconda volta i pantaloni.
[Elucubrazioni varie]
«Non farmi male», lo implorò, pur sapendo che ogni supplica era ormai vana.
Gabriele si portò una mano alla nuca e mostrò alla ragazza le dita sporche di sangue che si ripulì sul suo ventre contratto. Marta osservò inorridita la propria pancia sporca di sangue e poi tornò a rivolgere lo sguardo a Gabriele, che la guardava con occhi glaciali e con un ghigno diabolico.
«Mi hai fatto male e non avresti dovuto. Io ero il solo che ti separava da Elias [lo Spirito] e dal diventare sua schiava».
Gabriele la girò sottosopra con un unico brusco movimento. Marta gemette per il pietrisco che le pungeva pancia e seni. Strillò quando una mano si abbatté con cattiveria sul suo posteriore e ricominciò a piangere, per l’umiliazione più che per il dolore. Poi una seconda sculacciata, una terza e una quarta.
«Ti stai arrossando», osservò compiaciuto Gabriele, abbassando per la quinta volta la mano. Questa volta colpì così forte che lo schiocco che seguì rimbombò in tutto il locale di roccia. «Spero che ti basti la lezione».
«S-sì», bofonchiò la ragazza, asciugandosi le lacrime con il dorso di una mano.
«Non ti agitare», la ammonì. Le passò dietro e le cinse il ventre con le braccia. La sollevò con brutalità e le ordinò di rimanere sulle ginocchia. «Sei pronta?», gracchiò.
Marta artigliò la terra con le dita, chiuse gli occhi e strinse le labbra per costringersi a non urlarle.

C’è un po’ di tutto: Gabriele che riesce letteralmente a strappare di mano Marta a Bryan senza che questi se ne accorga, l’incoerenza in grassetto sul pianto, il fatto che la base sotterranea è immersa nell’oscurità tranne che per il corridoio che Marta deve fare di corsa tutta nuda (se corre al buio chi la guarda?), e una tristissima sequenza finale.
Gabriele, che non sarà il Cattivo con la C maiuscola, ma, per citare una sua precedente “impresa”, aveva appena accoltellato un gruppo di vecchietti nel sonno, guarda Marta “con occhi glaciali e con un ghigno diabolico” e poi… la sculaccia. Gegnale. Sì, è umiliante per Marta, ma lo è uguale per il lettore e anche per il povero Gabriele che non si merita dopo 600 anni di nequizie di diventare pupazzo delle fantasie adolescenziali del Ghirardi.

E non è finita qui. Perché a questo punto interviene Bryan, nel frattempo anche lui denudatosi, chikas_pink32.gif e con un raggio laser stende Gabriele, salvando Marta. Marta gli si butta al collo, ma dura un attimo, poi lei è di nuovo solo affari, perché c’è ancora lo Spirito da sconfiggere e:

Marta gli porse i pantaloni.
Bryan scosse il capo. «Sono i tuoi».
Marta inarcò un sopracciglio e gli rivolse un’occhiata complice. «Ti serviranno per contenere la tua virilità. Non vorrei farti cascare dalle nuvole, ma lo Spirito è ancora qua in circolazione»

Francamente non vedevo il problema per Bryan di combattere con un’erezione in bella vista, non sarebbe stato episodio più scemo del resto.

Com’è che anche Bryan è senza vestiti? Perché a questo punto si scopre che lui è Lui: il Prescelto, il Numero Uno, Gesù Bambino, il Duce, Er Mejo, l’Erede, e in quanto tale ha un super potere extra, ovvero è in grado di diventare immateriale quando qualcuno lo sta per ammazzare. I mostri lo stavano per uccidere, ma Bryan, in maniera inconscia, ha usato questo suo potere della fantasmificazione ed è riuscito a scappare. Peccato che i vestiti siano rimasti indietro.

Dopo la battaglia Bryan e Marta vivono un periodo di felicità assieme, ma come detto, lei lo considera solo un amico, tanto che un giorno gli comunica che si è trovata un fidanzato, tale David. La reazione di Bryan è nihalesca:

Si ritrovò nel letto, con la testa affondata nel cuscino impregnato di lacrime. Un braccio era disteso, come pietrificato, lungo il corpo. Provò a muoverlo ma non ci riuscì, allora lo lasciò lì com’era. Tutto era vago e indefinito, come se si fosse appena risvegliato da un incubo. Si rialzò, barcollante, sollevò il braccio sano e mollò un pugno al muro, spellandosi le nocche. Poi, tenendosi il braccio dolorante che al minimo spostamento gli inviava fitte tremende, si avviò verso il bagno, con la vista annebbiata dal pianto. Completò il percorso in quattro tappe e vomitò nella tazza del water. Rimase inginocchiato sul pavimento freddo, con la fronte appoggiata all’asse fino a quando non lo raggiunse sua madre.
«Bryan! Che diavolo ti succede? Che hai fatto?».
Bryan mugugnò e si lasciò cadere indietro, sbattendo contro il mobiletto sottostante la lavabo.

Sarà che anche i veri uomini piangono, ma personalmente cominciano un po’ a stufarmi tutti questi protagonisti dalla lacrima facile. Ma forse Bryan è così sconvolto perché preoccupato per Marta, in fondo l’aveva avvertita che solo lui avrebbe potuto proteggerla.
Poco tempo dopo è visitato da questo bel sogno a occhi aperti:

Gionata si fermò appena raggiunte le ombre che sembravano immobili e cristallizzate. Marta aveva gli occhi velati dal terrore e invocava Bryan. Giò le strappò di dosso la gonna e la gettò a terra, dove affondò in un basso strato di nebbia.
«Non farlo!», gridò Bryan, continuando a sforzarsi di raggiungerli. Ormai la sua parte razionale si era accorta che non avrebbe potuto arrivare, ma lui la zittiva e non smetteva di tentare.
Gionata le strappò anche la camicia, facendo saltare via tutti i bottoni, e la buttò sul pavimento.
«Non ti azzardare!».
Gionata lo guardò divertito e fece scivolare le mani dietro le coppe del reggiseno, sugli abbondanti globi carnosi.[sic] Marta strillò.
«Lasciala andare, figlio di puttana!».
L’ombra del suo amico fece scendere la mano sinistra sotto il tanga rosso della ragazza. Il ragazzo vedeva le sue dita che si agitavano sotto la stoffa e notò lo sguardo acquoso di Marta, che subito dopo cominciò a gemere. Gionata inclinò la testa e le lasciò il segno arrossato di un succhiotto sul collo. La fece voltare con forza verso di lui e le insinuò in bocca la sua lingua demoniaca.
«Te lo impedirò! Te lo impedirò!». Ma per quanto Bryan si affaticasse e per quanto avanzasse, la distanza non diminuiva mai.
Gionata era sempre più divertito dai suoi vani sforzi. Estrasse la mano dalle mutande e la sfregò sul ventre di Marta, che rabbrividì e chiamò ancora Bryan.
«Non puoi farlo. So che da qualche parte ci sei ancora tu, Giò, e ti supplico di non farlo».
Gionata gli rise in faccia e costrinse Marta ad abbassare la schiena. Bryan si accorse che Giò non era nemmeno vestito.
«Ti prego, Bryan!», strillò Marta.
«Questo è per te, Bryan», disse Gionata, penetrando senza alcun indugio la ragazza curva, per metà avvolta nella nebbia. Marta strillò e spalancò gli occhi e la bocca.
Bryan gridò, gridò e gridò ancora fino a consumare tutto l’ossigeno dei polmoni; intanto continuava a cercare di raggiungerli, ma non riusciva nemmeno a capire se fossero i suoi piedi a essere ancorati, oppure il suolo gli scorreva via. Marta singhiozzava e ansimava, mentre Gionata si muoveva dietro di lei, mantenendo un’espressione di dura e impassibile follia.

Più avanti si scoprirà che Marta è stata violentata sul serio, e anzi ha passato diversi mesi in qualità di schiava sessuale di un Cattivo. Così la stronza impara a non mettersi con l’unico che poteva proteggerla!

Prima, dopo e durante, Marta è ancora il motore del romanzo, sebbene non più protagonista di scene così “pregevoli”. Solo normali molestie e pesanti allusioni.
Dove finisce Marta, non termina il porno. Per esempio la scena che conclude il romanzo vede questo tizio, l’Insorta, fare sesso con un personaggio mai visto prima, tanto per, senza che abbia alcuna importanza per la storia. In altri punti il sesso ha invece importanza, in una maniera che definire ridicola è poco.
In questa scena Bryan deve battersi contro le quattro cinture nere della locale palestra di Kung Fu e contro quattro donne ninja. Gli otto tizi sono però sotto l’effetto di un incantesimo e sono in pratica invulnerabili. Come risolve la faccenda Bryan? Così:

Gli altri otto lottatori erano tutti in piedi e pronti ad attaccarlo. Bryan corse incontro all’uomo che gli era più vicino, gli artigliò i pantaloni dalle tasche e lì tirò giù. L’uomo rimase interdetto e non seppe come reagire quando il ragazzo gli abbassò anche le mutande. Bryan, chinato, si accorse che gli altri lo avevano circondato. Si rialzò e rapidissimo denudò le parti basse degli altri uomini, sfruttando la loro perplessità.
[...]
Bryan imprecò, poi afferrò il braccio magro e forte di una delle donne, e lo torse. Allontanò gli altri con dei calci piazzati all’inguine e alle ginocchia e mantenne la presa sulla donna, incurvata davanti a lui.
«Avete bisogno di un ulteriore stimolo», sussurrò. Sempre tenendola bloccata per un braccio, le afferrò il bordo dei pantaloni e lo strattonò verso il basso, mettendo alla luce le gambe longilinee e sudate. Solo un perizoma rosso le copriva la parte intima. Bryan fece passare due dita dietro all’elastico e anche l’ultima copertura calò. Qualcuno lo colpì al capo, costringendolo a spingere via la giovane, che si scontrò con uno degli uomini. Nel frattempo Bryan venne colpito alle costole, avvertì uno scoppio di dolore e ruzzolò sulla strada.
[...]
L’ultima cosa che Bryan vide prima di chiudere gli occhi fu una scarpa che gli pioveva sulla faccia. Si preparò all’impatto, immaginando la propria testa ridotta in pezzi. Ma il colpo non arrivò. Il ragazzo riaprì cautamente gli occhi e si accorse che gli aggressori guardavano altrove e non lo degnavano più d’alcuna attenzione. Ne approfittò per sgusciare via, si alzò e capì cosa li aveva interessati.
La donna era appoggiata a terra sulle ginocchia e l’uomo si muoveva ritmicamente dietro di lei, tenendo le mani premute contro le sue natiche. I loro versi, da ringhi divennero bestiali gemiti di piacere. I loro compagni distolsero quel che rimaneva dell’attenzione dal ragazzo e si dedicarono alle donne.
In breve la banda di aggressori divenne un groviglio di membra e una fornace di lamenti.

Il problema qui è che se fosse stata una qualche parodia, tipo Il Signore dei Tranelli o Aerosol, il fratello furbo di Eragon non avrei avuto niente da dire, ma Bryan di Boscoquieto non è una parodia. Il romanzo ha, nonostante gli estratti, un tono per la buona parte serio, e l’(auto)ironia è minima.

Copertina di Aerosol
Copertina di Aerosol, il fratello furbo di Eragon

I momenti volutamente “umoristici” poi sono di rara eleganza. Il mio preferito è questo:

[Bryan] Riprese a camminare. Il gruppo di Prigionieri [i Prigionieri del Bosco – esseri umani trasformati in mostri] era un’ombra che stava gradualmente svanendo fra gli arbusti.
«Perché sono uscito? Perché ho voluto seguir… Merda!», esclamò in un sussurro e subito sollevò il piede inzaccherato dalle feci. “Chi ha portato il cane a cagare…?” Esaminò gli escrementi con maggior attenzione e si accorse che erano umani. “Ecco perché si sono fermati! Ma porca…”.

Tutto questo miscuglio perverso-demente-goliardico-adolescenziale è divertente? In un modo cretino, a tratti sì. Vale 10 euro? Manco per sbaglio. Ha qualcosa ha che fare con il fantasy? Neanche per idea.

Per chiudere in bellezza questa sezione, vi lascio a Sarah Michelle Gellar (Buffy) che nei panni di Krysta Now canta Teen Horniness is not a Crime dalla colonna sonora del film Southland Tales (guardatelo! Nuove bizzarrie e “misticismo quantistico” da Richard Kelly, già regista di Donnie Darko).

Sarah Michelle Gellar

La licenza elementare

Come ripeto sempre, prima di scrivere un fantasy bisogna documentarsi, perché solo ambientazioni e situazioni ben ricercate possono suonare verosimili. Devo aggiungere una postilla: è probabile sia necessario aver completato con successo almeno le scuole elementari. In confronto a Bryan di Boscoquieto i problemi che assillavano la Troisi paiono astrofisica. Il Ghirardi ha difficoltà a contare fino a dieci…

«Una serratura a combinazione», mormorò, puntando la torcia sulla parte superiore della valigia. «Cinque posti e dieci numeri. Morpheus deve averci lasciato un qualche indizio. Non è possibile andare a caso…», continuò, parlando fra sé e sé. «Cinque alla decima». A conti fatti, si trattava di 9.765.625 differenti possibilità. Era stato suo padre a insegnargli il modo di calcolare le probabilità, elevando il numero delle cifre possibili (cinque) a quello dei numeri utilizzabili (dieci).

Ora, se tu hai un posto e dieci cifre (0 – 9) quante combinazioni ci saranno? Nessuno? 10, esatto! Brava Nihal! Se hai due posti e dieci cifre, quante combinazioni ci saranno? Da 0 a 99, 10×10, 100! Con tre posti da 0 a 999, 1000. Con quattro posti 10.000. Con cinque posti 100.000. Secondo il Ghirardi invece sono 9.765.625! Ma LOL, questa è roba appunto da elementari!
Il bello è che c’è anche mezzo paragrafo d’inforigurgito in cui l’autore spiega compiaciuto come calcolare in modo sbagliato le probabilità (che tali non sono perché sono combinazioni). E qui mi rivolgo anche alla Newton Compton nella figura dell’editor o di altro responsabile: capisco che non vi freghi niente della qualità di quello che pubblicate purché venda, ma rendetevi conto che non sapere neanche contare fino a 10 non è un bel biglietto da visita.

Self-Teaching Math Machines
Con queste Self-Teaching Math Machines persino Ghirardi e il suo editor potrebbero imparare l’aritmetica!

E non c’è solo questo, la serie degli strafalcioni comprendere il considerare la Grande Guerra la Seconda Guerra Mondiale invece della Prima, lo sbagliare di almeno un secolo la data d’introduzione in Europa della polvere da sparo, il mostrare un personaggio che pensa di poter far esplodere il C4 con un accendino e altre assurdità simili.

Mi torna in mente quell’articolo del Corriere di qualche mese fa, quello sui nipotini di Tolkien(sic); iniziava in questo modo: “Fantasy di casa nostra. Sono arrivati i nipotini di Tolkien, ragazzi giovanissimi (sorpresa: anche italiani), dalle solide basi culturali, capaci di parlare ai loro coetanei [...]” Sì, basi culturali solidissime, di marzapane! Complimentoni anche al giornalista del Corriere.
E poi ci sono quelli che vanno in giro a dire scempiaggini del tipo: “sì, ma leggere un libro anche se brutto è pur sempre leggere. Leggere è sempre meglio”. Sempre meglio di cosa? Prendere a testate un’incudine? Ci sono ben poche attività che siano più inutili e diseducative di leggere Bryan di Boscoquieto.

Lo stile

Come avete potuto constatare dagli estratti lo stile è decente. Non manca però di una lunga serie di difetti a vari livelli. Uno dei più ricorrenti è il punto di vista traballante. Si va da errori macroscopici (tipo quando un personaggio morente sta ricordando la sua cattura e riesce a ricordare anche scene a cui non ha preso parte) ad altri meno rilevanti ma che alla lunga danno fastidio, esempio:

[1] Elias si alzò e guardò stancamente davanti a sé. La casa gli sembrava meno distante ora. Ogni passo gli era costato un enorme sforzo, però riuscì a trascinarsi fino a raggiungere la porta, bussò e vi accasciò contro.
[2] «Chi è?», la voce irritata di un uomo preoccupato rispose ai colpi di Elias.
[3] Nessuno rispose.
[4] L’uomo tolse l’asse di legno che aveva messo sulla porta per sbarrare l’uscio. Elias crollò e venne sostenuto dalle sue forti braccia [...]

Nella frase [1] il punto di vista è di Elias. Alla [2] comincia a vacillare (perché è strano che Elias ridotto com’è riesca a cogliere la sfumatura di irritazione dovuta a preoccupazione in una voce – sembra che da Elias si scivoli verso il Narratore). Alla [3] c’è il problema: il lettore è ancora più o meno con Elias, e dunque si aspetta un: “Elias non rispose”, “lui non rispose”, o anche solo “non rispose”, quel “Nessuno” sposta il punto di vista, tra l’altro a un personaggio che non abbiamo ancora incontrato, il che crea disagio. Alla [4] il punto di vista è dell’uomo dietro la porta.
Questi piccoli “fastidi”, che costringono magari a rileggere più volte una frase o un paragrafo, non sono difetti mortali, ma accumulandosi pian piano rendono la lettura faticosa e portano alla noia. Inutile dire che non ci sarebbe voluto molto per eliminarli in fase di editing.

Così come l’editor avrebbe dovuto tagliare decine di pagine piene di particolari inutili. Roba di questo tipo:

[Bryan] Entrò in casa sbadigliando e borbottando sottovoce. Salì al piano superiore e si lavò le mani. Lasciò il libro in bagno, sul ripiano dei cosmetici, e andò a mangiare. Un piatto di maccheroni fumanti era già pronto in tavola e la grattugia era accanto, ad attendere soltanto lui per una sventagliata di formaggio. Squillò il telefono quando arrivarono al secondo, ovvero carne di maiale grigliata e spinaci. Bryan si alzò e andò a rispondere al cordless appoggiato sulla scrivania in salotto. Attese un paio di secondi con il telefono in mano prima di premere il tasto che avrebbe attivato la comunicazione. Il suo pensiero era rivolto a Gionata.
«Pronto?»
«Ehi, Bryan».
«Ciao, Giò», lo salutò Bryan sogghignando. «Ho indovinato», diceva la sua espressione tronfia.

Questo livello di dettaglio non è di per sé sbagliato. Se Bryan stesse descrivendo un pranzo al Palazzo della Regina dei Dogorroni potremmo essere interessati a scoprire quali portate ci sono e da quali contorni è accompagno lo gnomo allo spiedo. Ma purtroppo non è così, questo è un frammento di vita quotidiana che ognuno può immaginarsi senza leggerlo e che non ha alcuna rilevanza per la storia. Come detto ci sono decine di pagine di “vita quotidiana” scritte così: una noia abissale.

L’uso del linguaggio è spesso approssimativo. Si va da obbrobri del tipo: “I paesani sono ancora riuniti per assistere allo spettacolo offerto dalla sua morte in diretta, minuto per minuto.” con punto di vista un personaggio del XV secolo – mi chiedo se i paesani siano in regola col canone –, all’aggettivazione eccessiva, specie per quanto riguarda i possessivi “La legna sotto i suoi piedi prende fuoco e le dita dei suoi piedi cominciarono ad ardere.”, fino alle frasi di gusto Troisi: “Bryan non poteva permettere che entrassero. Avrebbero ucciso tutti, trasformando i superstiti in altri servitori dello Spirito.” Uhm… “cazzarola!” come dice la madre di Bryan. E infine ci sono i nomi stessi; senza una buona ragione, in Italia nel XV e XX secolo, abbiamo mischiati: Bryan, Bob, David, John e Josh con Massimo, Viviana, Marta, Walter e Giuseppe. Sarà.

Ci sono poi le solite quisquiglie, che ormai devo dare per scontate parlando di fantasy italiano, cioè le incoerenze: un mercante non denuncia un tizio all’Inquisizione perché vuole dirigere la tortura di persona, ma quando il torturatore sta per cominciare, il mercante se ne va a pranzo. Un personaggio è stecchito a pagina tale e grida incitamenti poche pagine dopo. Si entra dal piano terra di un palazzo, si scende con un ascensore e si ci ritrova all’ottavo piano, con il rischio di sfracellarsi cadendo dalla finestra. Quattro donne ninja diventano cinque per sbaglio e poi tornano quattro. E così via.

Nonostante questo, lo stile del Ghirardi non è così atroce come quello di altri. Anzi, diverse pagine scorrono con la dovuta scioltezza, sebbene sia difficile emozionarsi. Anche quando il punto di vista si mantiene ravvicinato e focalizzato su Bryan l’empatia non scatta, il personaggio è troppo piatto e monocorde.

Lasciando Boscoquieto

Dieci euro buttati, ma si sapeva. Purtroppo per il Ghirardi anche nel campo dell’involontariamente demente la Troisi di Nihal rimane inarrivabile, anche se sotto questo aspetto lui si avvicina. È frenato dalle lunghe parentesi di vita quotidiana di Bryan, che rallentano troppo il ritmo e rendono la lettura farraginosa. Gli elementi fantastici sono da una parte banali, dall’altra inverosimili. Non ci sono elfi, e questo è un pregio, ma siamo lontani da situazioni originali. L’ossessione per la gnocca di buona parte dei personaggi non è divertente in un romanzo che vuole essere preso sul serio.
Gli unici due aspetti passabili sono l’ambiguità morale e uno stile che pur con i suoi limiti non è da buttar via.

Non si può neanche invocare la difesa d’ufficio del romanzo “per ragazzi”. Qui abbiamo sesso esplicito (neanche consensuale), violenza (comprese scene che scivolano nel gore, tipo quando un personaggio si cava un occhio con un cucchiaio), e lezioni di matematica sbagliate: non credo che con queste qualità possa rientrare nel “per ragazzi”. O sì? Probabilmente il “per ragazzi” è come “fantasy”: una categoria-calderone in cui mettere tutta la spazzatura che però lì buttata non può più essere sottoposta a critica, perché i “ragazzi” sono scemi.

Come al solito la casa editrice ha aiutato l’autore poco esperto con un bell’editing così-come-capita. È probabile non sia neanche un caso d’incapacità (per quanto disprezzi gli editor italiani, quanti editor non sanno contare fino a dieci?), ma proprio di completo menefreghismo. Tanto chi controlla?
E non posso dar torto alla Newton Compton: un editing adeguato, la coerenza, la scrittura scorrevole senza intoppi, e quant’altro sono particolari inutili. Non è questo che interessa al pubblico del fantasy. E il pubblico ha sempre ragione. O qualcosa del genere.

L’appuntamento con altri fantasy italiani che partono con queste premesse è per il prossimo Natale, uno all’anno è sufficiente.

Coniglietto in gabbia
Il Coniglietto Grumo si era un po’ ripreso negli ultimi mesi, poi ha letto Bryan di Boscoquieto: è ripiombato nella depressione. È molto triste, e dice che gli sembra di stare tutto il tempo chiuso in gabbia


Approfondimenti:

bandiera IT Bryan di Boscoquieto su iBS.it
bandiera IT Bryan di Boscoquieto presso il sito dell’editore
bandiera IT Il video di una presentazione
bandiera IT Il sito di Federico Ghirardi
bandiera IT Un’intervista a Federico Ghirardi

bandiera IT Il sito dell’Associazione Italiana Editori
bandiera IT Il Signore dei Tranelli su iBS.it
bandiera IT Aerosol su iBS.it
bandiera IT Richard Kelly su Wikipedia

 

Giudizio:

Certe situazioni sono così sceme da sfiorare il divertimento. +1 -1 Certe altre invece sono così sceme da dar fastidio.
Lo stile non è sempre da buttar via… +1 -1 …ma da buttar via in un sacco di occasioni.
Ambiguità morale. +1 -1 Più che un fantasy è una fyccina degenere.
-1 Personaggi piatti, animati solo dalla prospettiva della gnocca.
-1 Elementi fantastici banali e inverosimili.
-1 Strafalcioni in ogni ambito.
-1 Trama sconclusionata.
-1 Noioso per lunghi tratti.
-1 Ironia assente o quasi, e quando c’è non fa ridere.
-1 Dieci euro buttati e non è neppure un romanzo autoconclusivo.
-1 10.000 copie di ‘sta roba intasano le librerie.

Otto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti3

13
gen

Influsso XXVII° – Breve e Conciso

   Posted by: Spirito Giovane    in fantasy

Ho finito di leggere Brisingr di Cristopher Paolini. Indubbiamente, il libro risulta al di sopra di altri autori stranieri. Tuttavia denoto con un poco di amarezza alcune ingenuità che per me l’autore ha mantenuto nel corso di questo ciclo:
  • tendenza a ripetere troppo spesso i fatti accaduti, come se ogni capitolo fosse un racconto a se stante;

  • tendenza ad entrare troppo in certi particolari a volte inutili per il proseguo del racconto;
  • alcuni piccole confusioni che generano incoerenze a livello narrativo: ad una lettura superficiale diciamo che ci sono cose che sembrano non quadrare;
  • mancanza di fluidità nell’intreccio. A volte gli eventi si sviluppano con grazie, altre volte in modo ingenuo e prevedibile. Lo stile è quà ottimo, là bassissimo. Non c’è uniformità.

Oltre a ciò devo dare un punto negativo alla traduzione. Non voglio mettere in discussione l’esperienza dei traduttori, ma non credo che lo you che usa Eragorn con Saphira sia traducibile con lo stesso che utilizza con Nasuada o la Regina degli Elfi! Un’altra nota è il fatto che alla fine, nei ringraziamenti, Paolini spiega che l’allusio al Dio Solitario nei discorsi fra Eragorn e Arya attorno al fuoco è un innocente rimando a Doctor Who: ma dov’è questa allusione? Non ho trovato, per ora, rileggendo i dialoghi, alcuna allusione. Spero che sia solo una mia svista.
Ovviamente oltre alle negatività ci sono cose che ho apprezzato in Paolini:

  • per quanto la traduzione possa rendere, c’è un maggior utilizzo di vocaboli, un dizionario che complessivamente credo che sia intorno alle 2000+ parole (stime indicative);

  • l’intreccio dei vari avvenimenti è sempre quello che mi colpisce in Paolini: i vari legami fra questo e quell’incontro e fra un libro e l’altro sono entusiasmanti;
  • l’originalità in alcuni punti c’è ed è ben usata. Peccato che siano brevi momenti;
  • in alcune occasioni certe scene mi hanno ricordato altre scene di film, telefilm o altri libri. Ebbene, questa era una critica a Paolini che mi era sembrato di sentire all’epoca di Eldest. In realtà in certi punti non mi sembra una cosa negativa, anzi. Sembra quasi che sia un Pulp Fantasy, un insieme di situazioni citate o riprese, o scritte su influsso di altre. Non sto parlando, purtroppo, di una cosa consciamente fatta: credo che Paolini l’abbia fatto involontariamente. Ma l’idea di base mi piace, purchè non se ne abusi.

Finendo di leggere questo mattone (sono comunque 800+ pagine!!!) mi sono accorto che uno dei problemi più ampi della letteratura fantasy che ho finora letto è la descrizione. Troppe parole spese per dettagli insegnificanti? Per me fin quando era Tolkien era una manna leggere le sue descrizioni, ma è bene non esagerare. Per questo mi sono guardato attorno per capire cosa si potrebbe fare per avere la stessa qualità ad un prezzo di molte meno righe e parole. Guardando il programma su All Music dove fanno vedere il programma Deejey Chiama Italia ho ascoltato Linux parlare di un intervento che ha fatto sul suo blog e che vi rigiro: Say It In Six Words.
Carino, eh? Partendo da questo intervento ho pensato che forse sia possibile riassumere frasi lunghe e complesse di descrizione in frasette da sei-sette parole e di procedere a gruppi di sette nel caso di periodi più complessi. In tal modo si è costretti ad utilizzare le risorse più disparate, che possono anche portare a risultati straordinari. Bisogna usare parole composte, parole arcaiche, parole poco usate o specialistiche, parole anche dialettali o neologismi: ciò stimola la fantasia. L’importante è che vediate nelle sette parole non un limite da travalicare, ma una regola da far vostra, un po’ come nelle poesie la trama della strofa o il numero di sillabe per verso. Posso farvi un esempio? Ecco un racconto in sei parole, come da regola:

Piove una scarpa insieme alla pioggia.

Ovviamente non sempre è fattibile, in un romanzo, proseguire per frasi di sette parole, soprattutto se si deve utilizzare una figura retorica, come un’iperbole o una metafora. Ma mi è stato utile questo sistema laddove la lunghezza di una descrizione o di un brano era di lunghezza ingiustificata.

Imperlata di gioielli fino all’esasperazione, varcò la soglia con impreciso e barcollante passo, con la cadenza tipica del fandango. Frustrata, scorreva l’indice nella collana di perle, s’equilibrava con il braccio opposto e vagava con gl’occhio di una squilibrata, le palpebre sbarattate d’un’invasata che squadravano, scrutando dall’alto degl’alti tacchi della padrona, le dame e i gentiluomini mascherati. L’indecisione l’abbandonò davanti al vino, prese a bere ciò che trovò davanti: uno degli invitati sentì uno spigoloso odere fruttato proveniente dal bicchiere. Forse idromele, forse caipiroska. I capelli sinuosamente flueggiavano se lasciati pendere lungo il nudo collo, altrimenti balzavano quel poco che le forcine gli permettevano. La sua scia si perse fra gli invitati quando entrò nella sala del Lord.

Una descrizione che per me risulta breve e concisa ed anche originale. Scritta normalmente, avrei impiegato un’intera pagina di formato word. Un ampio spazio guadagnato, nella mia opinione. Ovviamente un altri piccolo limite è l’utilizzo di neologismi e lemmi presi dal dialetto, poco traducibili o comprensibili a tutti. Ma basta un pizzico di pazienza per creare suggestive e concise descrizioni.

Sperando che le mie idee vi siano utili,
Spirito Giovane a.k.a. Daniele

PS: l’immagine del drago di Brisingr è di John Jude Palencar. La foto di Linus e Nicola è presa da Repubblica.it.

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13
gen

Perchè epsilon Lyrae?

   Posted by: epsilonlyrae    in fantasy

Mi sembra giusto cominciare spiegando il perchè ho scelto come nome Epsilon Lyrae. Che cos’è?
Epsilon Lyrae (ε Lyr) come dice il nome stesso è la stella epsilon della…

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13
gen

Semplicemente…inizio

   Posted by: epsilonlyrae    in fantasy

Comincio oggi questo blog…
E non perchè di me su internet non ci sia già abbastanza, anzi forse troppo. Fra blog, siti, facebook & co. quasi nulla di me è segreto, ed in…

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